Appello all’azione – 31 marzo 2012

febbraio 7, 2012

A tutte le persone oneste
Ai Compagni del sindacalismo di base
Ai movimenti sociali e per la difesa del territorio
Il disastro al quale va incontro il Pianeta e le battaglie in sua difesa sempre più diffuse, incominciano a compattare sempre più vasti strati di popolazione e a mettere in discussione un sistema economico, come quello capitalistico, che è diventato il paradosso e il contrario dell’economia stessa in quanto non è più un qualcosa che sostiene la vita, ma è la vita stessa di un intero pianeta che sostiene un sistema di profitto.
Purtroppo a questo non corrisponde una capacità organizzativa in grado di convogliare e coordinare il diffuso malcontento sociale che spesso viene lasciato in gestione di pericolose derive populiste.
Purtroppo si stanno riproducendo meccanismi simili a quelli già tragicamente vissuti all’avvento dei periodi più bui del ‘900.
La crisi strutturale del sistema capitalistico, anziché essere colta come una grande opportunità per le forze del cambiamento, viene agitata ulteriormente per alimentare quelle condizioni di confusioni e panico necessarie a spingere in ginocchio e ai piedi del padronato le popolazioni. Al lavoro salariato e quindi schiavizzato, viene fatta assumere forma di contesa tra miserabili che si agitano in forme precarie di esistenza, nel mentre il collare da schiavo a vita, “il posto fisso”, diviene premio da ambire con la conseguente necessità di difesa del padrone che lo garantisce.
Finalmente una proposta che tende a rilanciare le nostre possibilità d’azione ricercando quell’Internazionalismo non fatto più di slogan ma di un effettivo programma costruito insieme tra tutte quelle forze che, se coordinate su un piano che rifiuti logiche di potere, possono far avanzare il processo d’Emancipazione costruendo il Progetto Sociale Complessivo da contrapporre al capitalismo per abbatterlo definitivamente.
Quindi noi vi chiediamo di far proprio e rilanciare questo appello con la massima urgenza, non è più possibile attendere oltre, l’unica garanzia per il futuro sta nel riprenderlo nelle nostre mani altrimenti le barbarie ci vedranno corresponsabili e questa volta non basteranno i soliti intellettuali a basso costo per ripulirci le coscienze.
per USI Arti e Mestieri – AIT.
Gino Ancona ( seg. gen.  rivoltalibera@libero.it tel. +39 333 4124262 )
Guido Barroero ( redazione.linternazionale@artiemestieri.info tel. +39 331 2880416 )

Appello all’azione
European Day of Action against Capitalism
31 marzo 2012 | march31.net
L’Europa e l’Unione europea (UE) sono in stato di emergenza. Da mesi si aggrava la crisi del credito e del debito pubblico. Nelle varie e ripetute conferenze i governi vagliano programmi per risanare il capitalismo in Europa. Secondo media e politica si andrebbe altrimenti incontro al collasso e alla recessione, oltre che al sorgere di una nuova povertà. Questa retorica catastrofista apre la via alle sfrenate riforme di mercato, che influenzeranno la nostra vita e la nostra società per decenni – se noi non ci opponiamo! Durante i primi anni della crisi si diceva che il capitalismo doveva essere domato, che banche e imprese avrebbero dovuto pagare i danni a cui avevano contribuito. Ma ciò che succede oggi é esattamente l’opposto: l’UE, i suoi singoli stati e paesi candidati all’adesione puntano a intensificare la concorrenza ed i risparmi, per creare “fiducia” e assicurare i profitti dell’economia privata. È così che confermano la logica distruttiva del capitalismo! Capitalismo vuol dire crisi e impotenza, povertà accanto a ricchezza privata. Organizziamoci per una società migliore!
La crisi è sistemica
La globalizzazione capitalista dei decenni passati ha intensificato la concorrenza tra imprese e stati . Tutte le grandi nazioni industrializzate hanno ampiamente deregolato i propri mercati. Hanno imposto tagli sociali, privatizzato beni comuni, limitato i diritti dei dipendenti ed aumentato il controllo sociale. Tutto nell’interesse di una sregolata crescita capitalista. Ma persino in Europa, nella zona benestante di questo sistema mondiale, la nostra vita si fa di anno in anno più insicura e la scissione sociale continua ad aggravarsi. Nei cosiddetti “mercati emergenti” la crisi sociale è in ogni caso permanente: espropriazioni e sfruttamento senza scrupoli sono appoggiati dallo stato per giustificare una crescita nazionale che in realtà raggiunge solamente pochi privilegiati. La trasformazione neoliberale dei decenni scorsi ha anche fatto straripare i mercati finanziari: sia il boom del dotcom, siano fondi immobiliari o la tratta di titoli derivati – da anni esplodono le bolle speculative, ad ogni boom segue una recessione. Non è colpa dell’avidità o della corruzione di una piccola élite, come spesso supposto. È colpa della giornaliera logica di mercato a cui tutti noi siamo costretti, uguale se lo vogliamo o no.
Scassinare il regime dell’UE
Nel 2011 la crisi monetaria e l’aumento del debito pubblico si sono acutizzati. Ad alcuni stati manca poco alla bancarotta, che in questo modo metterebbe in pericolo l’euro. A giudicare da valutazioni superficiali e populiste questi stati avrebbero “vissuto sopra i propri mezzi”. In realtà hanno cercato soltanto di creare una crescita economica tramite l’indebitamento. Si sono comportati come tutti gli stati, solo senza riscuotere nessun successo. Il sostegno economico, che ricevono dalla banca centrale europea (BCE) e da nuovi fondi di soccorso di miliardi di euro sono legati a vincoli senza riguardo. Allo stesso tempo un limite d’indebitamento dovrebbe rinnovare la fiducia nel mercato, naturalmente a sfavore di lavoratori, studenti e disoccupati. I profitti privati invece non si toccano. I paesi dell’est e sudest candidati all’entrata in Europa si trovano in una situazione analoga, infatti la UE e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) li incitano a vasti tagli e programmi di privatizzazione. Tutto ciò per rafforzare il regime di concorrenza che si trova in crisi e per salvaguardare le pretese delle nazioni dominanti in Europa. Malgrado ci siano disaccordi riguardo i particolari, Francia e Germania insieme sono riuscite ad imporre i propri interessi senza grandi difficoltà. Senza dubbio ci sono state proteste. Su tutto il continente si sono messi in moto movimenti di base, che cercano di liberarsi dalla propria impotenza. Ma finora né manifestazioni di massa né scioperi generali hanno ottenuto molto. I grandi sindacati tendono ad assecondare il proprio governo arrendendosi alle sue richieste. Tra i sindacati non c’è alcuna forma di solidarietà a livello transnazionale. Se vogliamo che cambi qualcosa dobbiamo occuparcene noi stessi!
Meglio farlo…
La politica europea per vincere la crisi è imprevedibile, basata sulla speculazione come lo è il capitalismo. Infatti, i programmi di risparmio possono provocare un instabilità economica come quella suscitata da uno sviluppo basato sul debito statale. Nel sistema capitalistico non esiste un sentiero sicuro. L’unica sicurezza è quella che passata una crisi ne arriverà un’altra da superare. E noi dovremmo sprecare la nostra vita per questo? Meglio combattere l’ideologia neoliberale e organizzarsi a livello europeo. Il 31 marzo sarà soltanto un primo passo. Le nostre manifestazioni in contemporanea nei diversi paesi europei sono più che un solo simbolo di solidarietà. Già da ora danno inizio a una discussione, creando una rete che coinvolge quasi tutta Europa. Invitiamo tutti i gruppi per l’emancipazione a prendere parte attivamente a questo progetto. Ci dobbiamo organizzare al di fuori delle istituzioni statali. La lotta sarà dura. L’impatto della crisi nei nostri paesi ha effetti diversi, però abbiamo tutti quanti un obiettivo comune: non vogliamo salvare il capitalismo, lo vogliamo distruggere! Ci opponiamo a ogni forma di nazionalismo e a una politica che si adatta a interessi dello stato. È importante difendere diritti sociali già esistenti ed ora posti in discussione, ma la nostra prospettiva deve andare oltre. Noi vogliamo sbarazzarci delle costrizioni del capitalismo e delle sue istituzioni politiche. È questo l’unico modo in cui la diffusa richiesta di una “vera democrazia” possa realizzarsi.
http://march31.net/it/call-for-action-italian/

Arti e Mestieri

Segreteria Generale Sindacato USI Arti e Mestieri – AIT
www.artiemestieri.info rivoltalibera@libero.it tel. +39 333 4124262

One Response to Appello all’azione – 31 marzo 2012

  1. tiziano on febbraio 24, 2012 at 6:24 pm

    Per l’Italia vedo scarse prospettive: una pseudo sinistra in parlamento, la sinistra spezzettata in tanti mini gruppi e quindi incapace di fare massa critica, unica forza consistente che fa ancora battaglie è la FIOM (ma sempre più isolata e in difficoltà). Perché non si riesce a fare almeno un coordinamento di tutti i minigruppi di sinistra? Non si è riusciti nemmeno a trovare un paio di obiettivi chiari su cui coinvolgere tutti nella lotta.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


*