Carmelo Bene, il genio visionario

Decimo anniversario della morte di Carmelo Bene. Non mi è facile parlare del genio salentino che del teatro ha fatto la sua vita e che ha ridato vita al teatro; mi risulta più facile iniziare con le minchiate. Grande appassionato di ping pong, “era un vincitore” come lui stesso si definiva. Ai tempi della scuola era balbuziente, gracile, timido, introverso, taciturno. Non volendo sprecare inutilmente 18 mesi delle sue ‘numerose vite’ evita il servizio di leva fingendosi omosessuale. Sono gli anni delle sbronze, delle notti in commissariato, e il Ballantine lo accompagnerà per oltre un ventennio. Nel ’60, sposato a Giuliana ‘più per accontentare la suocera che per vocazione’da cui ha un figlio perduto a soli 5 anni, è a Firenze, città che abbandona in favore di un ‘periodo errante’ per aver letto l’Ulisse di J.Joyce. Dall’anno successivo diviene il regista di se stesso. Nel ’63 il Teatro Laboratorio viene chiuso perché l’attore argentino Alberto Greco ‘poco assuefatto al bere’-durante lo spettacolo Cristo ’63, poi censurato, messo su per spillare un po’ di denaro a gente snob in cerca di emozioni forti, come Addio Porco, nei panni dell’apostolo Giovanni- ‘in ribalta si alza la veste, mette il lembo fra i denti e comincia a orinare nella bocca dell’ambasciatore d’Argentina, della consorte in visone e dell’addetto culturale .Nel frattempo si faceva passare le torte destinate al dessert e le spappolava in faccia a quel diplomatico e signora’. E’ anche il periodo in cui iniziare a ideare i suoi Amleti “pervertiti” puntualmente in Laforgue. Porta in scena Il rosa e il nero e l’Edoardo II. Stringe amicizia con gli attori del Living Theatre. Inizia la prima stesura di Salomè e nel ’64 la sua messa in scena è osannata da alcuni, criticata da altri, realizzata con un cast di attori formato prevalentemente da carcerati o ex-galeotti, la compagnia di Regina Coeli. Allo spettacolo Manon, la critica accusa Bene di gusto per lo scandalo mentre lui afferma che la rappresentazione è già l’inizio del suo ‘teatro degli handicap’ che si affermerà in pieno negli anni ’80. Il ’66 è l’anno di Nostra Signora dei Turchi , che nell’anno successivo vincerà il Leone d’argento al Festival di Venezia, e di Credito italiano. Un Amleto di meno segna la fine dell’esperienza da regista di cinema del Bene mentre proseguirà quella di attore, e nel ’73 condurrà programmi radiofonici. Ha inizio l’esperienza televisiva e verso gli anni ’80 gli sarà riconosciuto il suo genio creativo anche se alla prima al Teatro Manzoni il suo S.A.D.E. viene fatto sospendere dal questore di Milano per oscenità per la presenza di nudi femminili sul palcoscenico mentre ottiene un successo strepitoso in Francia. La sua macchina attoriale unisce la musica concertistica alla recitazione. Sono anni intensi, in cui Carmelo Bene non calca ma calpesta le scene, de’ la Lectura Dantis a Bologna, la terza edizione del Pinocchio, Sono apparso alla Madonna, titolo che gli viene suggerito dall’inconsapevole Ruggero Orlando, in preda ad una delle sue sbornie, la Cena delle beffe, Pentesilea. Nel ’92 scaglia le sue parole contro il Ministero dello spettacolo tramite inserzioni a pagamento sul Messaggero e Repubblica. Il ’94 è l’anno dell’Hamlet Suite, il 2000 con ‘l mal de’ fiori viene eletto ‘poeta dell’impossibile’. Il 2002 muore a Roma. La fondazione l’Immemoriale di Carmelo Bene alla quale l’attore in vita devolse i suoi averi, non è ancora attiva per le beghe legali tra una delle ex mogli Raffaella Baracchi, Luisa Viglietti, l’ultima consorte dell’attore e la sorella Maria Luisa Bene che nel 2009 dichiara la sua convinzione sulla morte del fratello ‘avvenuta per mano altrui’. Visionario, costante abbattitore degli ostacoli posti a limitare la sua opera, isolato, era in contatto con ‘l’oltre’, con una visione che non conteneva il resto del mondo. Il salento lo ha dapprima rifiutato perché bestia selvaggia e indomabile, poi trattato da pazzo, fin quando, ormai noto e famoso, Bene scelse Otranto come ultima dimora che, a notorietà raggiunta, iniziò ad adularlo. A conferma della coerenza tra i suoi personaggi e la sua vita, chiese ad Otranto ‘ i funerali da vivo’perché, dichiarava, ‘ho la morte addosso, io sono morto da sempre’. Irresponsabile, cinico, sprezzante, definisce i preti bestemmiatori, pedofili e incompetenti, disprezza la critica teatrale perché ‘piena di parvenus’, l’Accademia d’Arte drammatica è per lui soporifera e inutile. La lotta di Bene si rivolge contro il naturalismo e la drammaturgia borghese e l’artista personificazione assoluta del complesso teatrale che non deve interpretare un testo bensì ricreare, hic et nunc, il testo è spazzatura senza la totalità dello spettacolo, così come non contiene solo il detto ma anche il non detto. Gli attori che si calano in dei ruoli, che interpretano, sono per lui degli intrattenitori, degli imbonitori, nel suo teatro l’attore è l’Artefice. Il testo viene martoriato, continuando un discorso iniziato da Artaud ma che per Bene fallì sulle scene, perché cadde nella interpretazione. Nelle due settimane in manicomio in gioventù, C.Bene distinse il “linguaggio istituzionale normale” e quello “‘scombinato o impeccabile” dei pazzi, delle vere “macchine demolitrici”.In questa utopia o “non-luogo”, viene a imporsi l’osceno (fuori scena e fuori di sé) e l’assenza, il porno (l’aldilà del desiderio): tutti “concetti” di cui Bene ha dimostrato la fondatezza verificandoli in prima persona. Sono fondamentali una serie di handicap appositamente creati, ecco allora, Riccardo III deformarsi con protesi, Amleto che rifugge completamente dal suo ruolo tragico con sotterfugi, c’è il corto circuito del linguaggio, la tragedia superata dal comico. Bene è stato accusato dalle femministe di maltrattare le donne a teatro; egli ribatte che considera la donna poco o nulla femminile, accollandosi il femminile che alla donna manca e fornendo l’esempio dell’Otello che è il suo più grande omaggio fatto alla donna, in quanto assente. Sbornie e successi incredibili, querele e colpi di genio, l’azione distruttiva verso la coscienza che diventa o si identifica nel civile, contro la cultura (che per definizione è di Stato), il museo o il mausoleo, l’imbellettamento dei classici, le commemorazioni, la famiglia, caratterizzano la sua vita come la forza creativa e una cura maniacali straordinarie che dedicava ai suoi spettacoli ed afferma che l’esigenza dello scandalo è dovuta alla sua proprietà di scalfire l’indifferenza del pubblico. Odia il tempo chronos e gli orologi. Ama la musica e il melodramma italiano di Rossini e Verdi. Odia la società di massa, le polemiche e gli scandali, il civile, la scuola d’obbligo, il giornalismo di bassa lega, i critici, la storia, le avanguardie, i politici, il culto, il clero e le gerarchie ecclesiastiche, il laicismo, la patria, il governo, la tolleranza intollerante di stato, la famiglia, la paternità, la prole, il popolo, la Storia, la politica, la fratellanza, il prossimo, l’Europa, la costituzione, l’anagrafe e l’elenco da lui stesso fornito comprende tutto e il contrario di tutto. Il salento, la sua terra, lo rifiutò per anni fino a quando, ormai famoso, scelse la magica Otranto come ultima dimora al ché sindaci e assessori cominciarono ad ‘ungerlo’. Di questo lascio parlare Carlo M. Schirinzi, eclettico film maker salentino, nella sua poesia dedicata al genio del teatro e alla sua terra.

Rosy Trane

NON FIORI MA OPERE DI BENE
Lettera alla puglia che ricorda Carmelo Bene (solo) a dieci anni dalla sua morte
“Il forte si mesce col vinto nemico
Col novo signore rimane l’antico;
L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
Si posano insieme sui campi cruenti
D’un volgo disperso che nome non ha”
Alessandro Manzoni, Adelchi

Morto Bene, Viva Bene!

puglia impegnata
puglia eccellente
puglia talentuosa
puglia terra di cultura
puglia di turismi onnivori
puglia culturale
(…e <>, tuonava Goebbels)
puglia fornitrice di merda da ingerire

ancora una volta
non hai capito un cazzo!

Ti fai vanto di paternità,
sbavando su diritti museali e mancando clamorosamente il colpo con i fuochi fatui delle manifestazioni.
cb era contro tutta l’arte di rappresentazione e questo non lo hai capito:
le tue festività son solo rappresentazione di te stessa
(e rappresentanza del Potere, irrispettoso delle intelligenze)

nessun sogno musicale
nessun volo di santi idioti
nessuna Madonna da spogliare
nessun Erode da scorticare
nessun Ministero della Cultura da chiudere
nessun classico da stuprare
nessun orecchio da accecare
nessun occhio da render sordo,
solo composta pedagogia istituzionale.

Tutto è vano se continui a promuovere cultura estiva,
cultura da pro-loco,
cultura democratica (nell’accezione negativa del termine):
la democrazia s’è trasformata in abuso di potere da parte della mediocrità,
ed è terreno fertile soltanto per prodotti medi,
costruiti ad hoc per esser ingeriti,
appetibili come la cementificazione turistica costiera,
prodotti creati per mediare con un pubblico,
ahimè,
passivo,
rincoglionito,
un pubblico che ha smarrito la sua intelligenza e la sua capacità critica.
…pubblico e cultura naufragano in balìa dei venti della promozione territoriale.

…ed allora preghiamo una nuova invasione turca,
un nuovo azzeramento,
una nuova cecità,
una nuova santa idiozia contro ogni forma di Potere,
contro ogni istituzionalizzazione,
contro ogni politica culturale
contro ogni finanziamento partitocratico:
il dadaismo non è stato creato da un assessore alla cultura e tantomeno da un patrocinio ministeriale!!!

“Meglio tardi che mai” mormorano alcuni

ed eccoti puglia,
nel tuo splendore scenografico
pronta a spacciare anche carmelo bene come tuo prodotto
infiocchettato da pacco regalo
ma il tuo culo è già pronto a ricevere i riflettori mediatici che dell’ASSENZA non hanno il sentore,
né della sua e né di quella da lui tanto cercata.
(…e per fortuna,
mi vien’in aiuto cb pacco-regalo
bendato nudo
per le strade di Santa Cesarea
a sputarti addosso la sequenza di Nostra Signora dei Turchi in cui prende a calci il tuo folklore)

In queste festività,
in quest’ennesima cerimonia funebre,
voglio dedicarti due sue opere:

la prima è Capricci,
il più brutto film mai girato,
il più atroce pensiero mai avuto dove giovani donne nude si stendono con frammenti palpitanti di morte,
dove l’autodistruzione regna sovrana anche nei tentativi,
fortunatamente invani,
di contatto umano,
dove è la vita che cerca d’imitare l’arte
mentre un Cristo tenta di schiodarsi dal modello cristiano
per abbandonare definitivamente la scena.

Il primo film PUNK della storia!
in clamoroso anticipo
PUNK prima del PUNK!

Ti dedico anche la messa in scena del Lorenzaccio
quel meraviglioso saggio sull’impossibilità d’esser nella Storia
sull’incapacità di stare al passo con i tempi
sul massacro della progettualità
un inno alla dissonanza e all’impotenza
l’opera che sancisce definitivamente il primato del suono (e della melodia) sull’azione.

Cara puglia,
per ricordare Bene
devi avere l’umiltà di toglierti di scena!!!

Sentite condoglianze
Carlo Michele Schirinzi

Ps: “quello è il guaio…non risolveranno mai niente con le democrazie!” – Carmelo Bene

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