Gruppo genitori e figli Scuola di Paglia – intervista

[Traducción al español en la parte inferior del artículo]

Intervista a Giovanni Ceresoli, membro del gruppo genitori e figli Scuola di Paglia.

 

I: Allora Giovanni raccontaci un po’ di cosa si tratta e da dove nasce l’idea di una scuola autogestita?

G: La mia fonte di ispirazione è stato il Gruppo Ludico Genitori Bimbi di cui ci parlò Volin ( Intervista a Volin – Gruppo ludico genitori/bambini ).  Ho conosciuto Volin perché anche lui è come me membro del sindacato USI Arti & Mestieri AIT. Del resto l’idea di un’educazione autogestita dei nostri figli si inserisce perfettamente nell’orizzonte autenticamente mutualistico e  autogestionario dello statuto di Arti & Mestieri. Di qui deriva anche la scelta verso un’educazione di tipo libertario.

I: Quindi il vostro è un gruppo di persone  con una chiara appartenenza politica?

G: Assolutamente no. Il gruppo nel tempo ha visto affacciarsi diverse famiglie, ma il legante è stato l’esigenza di un’alternativa alla scuola pubblica.

I: Quando è nato il vostro gruppo?

G: Il nostro gruppo è nato nel Novembre del 2011, quando abbiamo iniziato degli incontri mensili sull’educazione libertaria. Inizialmente abbiamo invitato sopratutto amici e conoscenti che avevano figli in età scolare e pre-scolare e persone che lavorano nell’ambito dell’educazione. C’era chi trovava l’approccio libertario interessante, chi lo conosceva già e chi invece non ne aveva mai sentito parlare.

I: Quali sono state le tematiche che vi hanno coinvolto maggiormente?

G: La questione del ruolo dei genitori è stata molto discussa. Nell’Aprile scorso alcune famiglie del nostro gruppo si sono recate alla comune di  Urupia dove c’era un incontro sul tema della pedagogia libertaria. L’incontro nasceva dalla presenza nella comune di Gabriella Prati, che fa parte  della scuola libertaria Salta Fossi di Bologna. Grazie al confronto con l’esperienza della scuola bolognese abbiamo aperto all’interno del gruppo la questione se diventare una  scuola familiare o meno. La differenza riguarda il grado di coinvolgimento dei genitori nell’educazione dei figli. Alcune scuole libertarie optano per un modello che tende ad escludere i genitori dalla scuola, con l’intento di preservare l’autonomia degli studenti dalle figure genitoriali, altre scuole invece sono più flessibili. Di fatto il nostro gruppo, sempre in senso mutualistico e autogestionario, non intende delegare ad un “professionista” il ruolo educativo, trasformando la nostra esperienza in qualcosa di simile al modello pubblico o privato di educazione. La nostra aspirazione è quella di uscire da una logica di mercato dove la famiglia acquista il pacchetto “istruzione” di suo figlio restandone escluso dai processi decisionali. I motivi di tale scelta sono molteplici. Primo tra tutti che non intendiamo rinunciare alle opportunità educative che ogni genitore può fornire. Disponiamo infatti di un bagaglio conoscitivo considerevole che spazia dall’ambito artistico, a quello teorico classico a quello tecnico/pratico. Privare i nostri figli di tutto questo ci sembra limitante.

I: Quindi avete scelto di fare a meno della figura dell’insegnante?

G: No, il gruppo ha fatto una scelta all’unanimità, preferendo come figura di riferimento una persona neutrale che non fosse il genitore di nessun bimbo. Non si è trattato però di un professionista esterno assoldato successivamente, bensì di una persona che ha condiviso dall’inizio il nostro percorso. Abbiamo deciso però di evitare termini come maestra o educatrice, preferiamo che i bimbi e i genitori la chiamino con il suo vero nome: Porzia.

I: E i genitori invece che fanno?

G: Abbiamo deciso che i genitori interverranno in maniera libera, quando ne avranno tempo e voglia, con dei laboratori che possono essere più o meno continuativi. Questa settimana ad esempio Giorgia (la compagna di Giovanni n.d.r.) svolgerà un’attività di gioco-danza mentre io invece sto organizzando delle mattinate nell’orto.

I: Avete avuto momenti di incontro con altre scuole libertarie oltre all’incontro a Urupia?

G: Abbiamo partecipato nel maggio di quest’anno all’incontro nazionale promosso dalla Rete Educazione Libertaria a Rimini.

I: E dopo la fase iniziale che è successo?

G: Siamo passati dalla teoria alla pratica. Il gruppo si è stabilizzato, riducendosi al numero di cinque famiglie davvero motivate, tutte residenti tra Conversano e Mola di Bari (dove risiede Giovanni n.d.r.), che hanno cominciato a incontrarsi con maggiore frequenza, all’incirca con cadenza settimanale. Le prime decisioni sono state prese in questo periodo: sapevamo che avremmo costruito la scuola con le nostre mani, a modo nostro.

I: Quanti anni hanno i bimbi coinvolti? E che orari ha la scuola?

G: Attualmente i bambini hanno tutti un’età compresa tra i 3 e i 6 anni, ma l’obiettivo è crescere assieme a loro e iniziare dall’anno proossimo il ciclo delle elementari.  La scuola è attiva dalle 9.00 alle 14.00 tutti i giorni dal lunedì al venerdì. Il pranzo e la cura del luogo  sono assolte a rotazione da ciascuna famiglia.

I: E dove si trova fisicamente la scuola?

G: Per ora la scuola è ospitata in un ampio salone messo a disposizione da una famiglia, ma stiamo ultimando la costruzione dell’edificio in terra e paglia che la ospiterà per i prossimi anni. Di qui il nome Scuola di Paglia.

I: Cosa vuoi dire con  stiamo ultimando? La state costruendo voi?

G: Se escludiamo la presenza di un tecnico retribuito presente per i lavori di realizzazione delle fondamenta e degli intonaci, la progettazione e la realizzazione del progetto è a cura dei membri del gruppo, ed il cantiere è aperto al contributo di tutti gli interessati alla bioedilizia e al risparmio energetico, in clima autogestionario e mutualistico.

I: Ci sono ancora posti liberi nella vostra scuola?

G: Eccome, stiamo cercando famiglie desiderose di unirsi a noi in quest’avventura.

 

 

Entrevista a Giovanni Ceresoli, miembro del grupo padres e hijos “Scuola di Paglia”

 

E: Entonces, Giovanni: cuéntaños qué es y desde dónde sacaste la idea de una escuela autogestionada.

G: Mi fuente di inspiración fue el “Grupo Lúdico Padres niños” de que nos habló Volin [ Intervista a Volin – Gruppo ludico genitori/bambini ]. Conocí a Volin porqué los dos somos miembros del sindicato USI Arti & Mestieri AIT. Por otro lado, la idea de una educación autogestionada por nuestros hijos cabe perfectamente en el horizonte verdaderamente mutualístico y autogestionario del estatuto di Arti & Mestieri . De ahí también sale la elección por una educación de sello libertario.

 

E: Pues el vuestro es un grupo de personas que tienen una clara pertenencia política?

G: En absoluto. Por lo contrario el grupo con el tiempo vio aparecer varias familias, pero el aglutinante ha sido la exigencia de una alternativa a la escuela pública.

 

E: Cuándo nació vuestro grupo?

G: Nuestro grupo nació en Noviembre de 2011, cuando empezamos algunos encuentros mensiles sobre la educación libertaria. Al comienzo invitamos sobre todo amigos y conocidos que tenían hijos de edad escolar o preescolar y personas que trabajaban en el campo de la educación. Había quién le interesaba el enfoque libertario, quién ya lo conocía y quién nunca había oído hablar de ello.

 

E: Cuáles fueron las temáticas en las qué participaste más?

G: El asunto del papel de los padres ha sido muy debatida. En el Abril pasado algunas familias de nuestro grupo fueron a la común de Urupia, donde se tenía un encuentro sobre el tema de la pedagogia libertaria. El encuentro se tuvo también por la presencia en la común de Gabriella Prati, que es miembra de la escuela libertaria Salta Fossi de Bolonia. Gracias a la comparación con la experiencia de la escuela boloñesa, hemos planteado al interior del grupo la cuestión de si hacer una escuela familiar o no. La diferencia està en la medida de la participación de los padres en la educación de sus hijos. Algunas escuelas libertarias eligen un patrón que intenta excluir de la escuela a los padres, para garantizar la autonomía a los estudiantes frente a sus padres, otras escuelas son más flexibles. De hecho, nuestro grupo, siempre de manera mutualística y autogestionaria, no quiere delegar a ningun “profesional” el papel educativo, trastocando nuestra experiencia en algo parecido a la educación particular o pública. Nuestra aspiración es la de salir de una lógica de mercado, en que la familia compra el paquete “instrucción” para su hijo, quedando pero fuera de los procesos decisionales. Hay muchas razones por eso. Primero, no queremos renunciar  a las posibilidades educativas que tienen todos los padres. Todos tenemos un bagaje de conocimientos considerable, desde el ámbito de las artes, a lo teórico-clásico, a lo técnico-práctico. El de niegar a nuestros hijos todo eso nos parece algo limitante.

 

E: Así decidiste renunciar a la figura del maestro?

G: No, el grupo tuvo una decisión unánime, prefiriendo tener como figura de referencia una persona neutral que no fuera el padre de algún niño. Pero no se trata de algún profesional externo contratado sucesivamente, sino una persona que compartió nuestro percurso desde el comienzo. Decidimos no utilizar términos como maestro o educatriz, sino preferimos que niños y adultos la llamaran por su nombre: Porzia.

 

E: Y los padres, ¿qué hacen?

G: Decidimos que los padres intervengan de manera libre, cuando tengan tiempo y gana, con talleres que quizás se lleven a cabo con continuidad. La semana que viene por ejemplo, Giorgia [la compana de Giovanni, n.d.r.] va a desarrollar un taller de juego-danza, en cambio yo estoy organizando algunas mañanas en el huerto.

 

E: Hubieron momentos de encuentro con otras escuelas libertarias a parte el encuentro a Urupia?

G: Participamos en mayo de este ano al encuentro nacional promovido por la Rete Educazione Libertaria en Rimini.

 

E: Y después de la fase inicial, ¿qué ocurrió?

G: Pasamos de la teoría a la práctica. El grupo se ha estabilizado, quedando cinco familias muy entusiastas, que viven todas en Conversano y Mola di Bari [donde vive Giovanni, n.d.r.], que empezaron a encontrarse más a menudo, más o menos una vez a la semana. Las primeras decisiones se tuvieron en este período: sabíamos que construiríamos la escuela con nuestras manos, a modo nuestro.

 

E: ¿Cuántos años tienen los niños involucrados? Y ¿qué horario tiene la escuela?

G: De momento todos los niños tienen una edad entre 3 y 6 años, pero el objetivo es el de crecer junto a ellos, y comenzar del año que viene el ciclo de la escuela primaria. La escuela está abierta desde las 9 a las 14, todos los días de lunes a viernes. La comida y el cuidado del lugar los lleva a cabo una familia por vez.

 

E: Y ¿Dónde se encuentra físicamente la escuela?

G:  Por el momento la escuela está alojada en un amplio salón que una familia puso a disposición, pero estamos terminando la construcción del edificio de terra y paja en que será alojada la escuela en los años que vienen. De ahí el nombre de Escuela de Paja.

 

E: ¿Qué entiendes por “estamos terminando”? ¿La estaís construyendo vososotros mismos?

G: Si se excluye la presencia de un técnico retribuido para los trabajos de realización de los cimientos y del emplasto, el proyecto y su realización la llevarán a cabo los miembros del grupo, y el astillero se abre a la contribución de todos los que estén interesados a la bioedilicia y al ahorro energético, en un ámbito de autogestión y mutualismo.

 

E: Hay sitios vacíos todavía en vuestra escuela?

G: ¡Por supuesto! Estamos buscando de más familias que quieran unirse a nosotros.

 

 

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