Sul decreto “anticorruzione”

ovvero sull’impossibilità della classe dominante di assolvere se stessa

 

… ben 10 miliardi di euro l’anno, perpetrati da politicanti, amministratori delegati, appaltatori ed appaltanti, società di comodo, prestanome e “quaquaraquà” di ogni sorta e genere appollaiati in posizioni di comando. Il decreto introduce delle norme di punibilità per reati di concussione per induzione, traffico illecito di influenze e corruzione per l’esercizio della funzione (da 3 a 8 anni), per corruzione tra privati prevedendo la sanzione della reclusione da uno a 3 anni, raddoppiati in caso di società quotate, attraverso la modifica dell’articolo 2635 del codice civile sulle disposizioni penali in materia di società e consorzi. “Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori che, a seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilità, per sé o per altri, compiono od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando nocumento alla società, sono puniti – si legge nel testo approvato dalla Camera – con la reclusione da uno a tre anni”. E poi una normativa in materia di incandidabilità alla carica di membro del Parlamento europeo, di deputato e di senatore della Repubblica, oltre che di qualsiasi altra carica elettiva di enti regionali o locali, e per le cariche di presidente e di componente del consiglio di amministrazione dei consorzi, aziende speciali e comunità montane per coloro che sono stati condannati con sentenze passate in giudicato non potranno aspirare alla su elencate cariche, se i reati in questione sono reati di mafia o reati contro la pubblica amministrazione. Per gli altri reati le condanne da cui deriva il divieto sono quelle oltre i 3 anni.

Naturalmente parte di queste norme potranno essere modificate nel corso dei giorni a venire. Vorrei invece concentrarmi su alcuni aspetti poco dibattuti, non a caso. Il punto di partenza, o meglio la domanda di partenza è questa: “Perché avvengono le razzie di denaro e di privilegi ai quali i tempi correnti ci hanno costantemente abituato?” E la seconda domanda, a seguito della prima è quest’altra: “Come mai punizioni esemplari, come quelle affibbiate nel periodo di Tangentopoli, non hanno in alcun modo modificato il sistema di corruzione vigente?”

La risposta è per me politica e null’altro che politica: il sistema capitalistico, con la sua affermazione planetaria, si sta velocemente disfacendo di tutti quegli orpelli etico/morali di cui si ricopriva in precedenza per combattere i ‘socialismi’ che si trovava dinnanzi. Quello che abbiamo di fronte è quindi un’economia di mercato sempre più spietata, arrogante e sfruttatrice il cui unico obbiettivo è la massimizzazione del profitto a qualsiasi costo e condizione. Mi direte voi che la logica del profitto è insita nel sistema capitalistico: questo è vero, ma era anche vero che in precedenza, una forte contrapposizione di classe aveva obbligato in qualche modo il sistema stesso a concedere diritti, servizi…. e ne aveva temporaneamente mitigato la ferocia. La seconda ragione strettamente connessa alla prima è che la classe dei predatori si è perfettamente conformata, quando non è stata veicolo lei stessa, di questo modello di massimizzazione dei profitti. Per cui l’obiettivo prioritario era ed è quello di arraffare in qualsiasi modo il più possibile in breve tempo. Quindi anche le vie legali, come ci hanno insegnato nel Lazio ed in altre Regioni a proposito dei rimborsi per ‘missioni sul territorio’ sono strumenti leciti a perseguire fini di rapina collettiva. Che siano soldi, incarichi, per sé o congiunti, posizioni di favore, scambi ecc. l’obiettivo prioritario rimane sempre lo stesso. Costi annessi. Sì, proprio così: nel calcolo ci sono anche i costi legati ad eventuali danni penali, amministrativi o di carcerazione che per quanto pesanti possano essere non saranno mai pari alle fatiche di un operaio o di un impiegato di potarsi a casa un misero stipendio per tirare a campare sino a metà mese. I politicanti hanno dalla loro contribuito alla veicolazione di questo messaggio, attraverso il ricorso ad espedienti tecnici come la professionalizzazione della politica, il culto della personalità, i partiti ad personam e via dicendo. Conclusione provvisoria: il dominio, nelle sue sfaccettature, può limitare se stesso soltanto in maniera parziale ed incompleta, ma non può distogliersi pienamente dai compiti che si è dato pena la sua messa in radicale discussione. Non credo che a breve ci saranno rivolgimenti tali da poter arginare il dilagare dello sfruttamento sociale di cui l’appropriazione di risorse pubbliche non è che una parte. Sarebbe già una buona ripartenza la ripresa della lotta di classe, ma per fare questo bisogna che una parte, quella degli sfruttati, si riconosca come tale.

Pietro Stara

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