Dignità? O eutanasia …

Chiara Saraceno e tutto lo stuolo di pennivendoli in servizio permanente effettivo, di sinistra come di destra, per decenni hanno propagandato quella cultura del successo economico, e del lavoro, in cui Homo sine pecunia imago mortis: L’uomo senza denaro è un morto che cammina. E così anche l’uomo senza lavoro…

Oggi, quei pennivendoli venduti cercano di costruire la cultura della rassegnazione, condita con l’autolesionismo cui sono ricorsi alcuni proletari disperati, salendo su tetti e torri o facendo deleteri scioperi della fame. Per la dignità.

Dignità? O eutanasia …

Oggi, ne uccide di più la dignità che la guerra …

Il 5 aprile, a Cittanova Marche, i coniugi Romeo Dionisi e Anna Maria Sopranzi, si sono impiccati. Poche ore dopo, il fratello di Anna Maria, Giuseppe, si è buttato in mare. Romeo Dionisi era un muratore disoccupato («esodato»), Anna Maria e Giuseppe Sopranzi erano pensionati, ex artigiani, con la minima (circa 600 € mensili).

Sono le ultime vittime della crisi. Così si dice.

No! Sono le ultime vittime della «dignità», parola che da quando la crisi monta viene ripetuta a ogni piè sospinto.

Ma quale dignità? Cosa vuol dire dignità? Che cos’è la dignità, di cui politicanti & pennivendoli cianciano, non appena un lavoratore si trova con il culo per terra?

Nel migliore dei mondi possibile

La dignità di cui ci riempiono la testa nasce da un passato non tanto lontano, in cui sembrava che tutto andasse bene, così ci dicevano. La società capitalistica favoriva il progresso economico e sociale. La ricchezza del Paese (il Pil) cresceva, e così il benessere delle famiglie. Bastava lavorare ….

Certo, c’erano anche le ombre, ma con un po’ di buona volontà, qualche sacrificio, e sempre lavorando, si potevano superare. Romeo Dionisi e Anna Maria Sopranzi vivevano a Cittanova Marche, capitale del distretto calzaturiero, un esempio di quel «nuovo modello di sviluppo» italiano, su cui tante chiacchiere hanno speso i sociologi in servizio permanente effettivo (per il padrone). Costoro trovavano sempre qualche novità, per ringiovanire, con forti dosi di viagra, un modo di produzione decrepito, quello capitalistico, che stava andando a gambe levate verso la catastrofe.

E se al crepuscolo del Ventesimo secolo, qualche industria chiudeva, nessun problema! Lo splendido mondo di Berlusconi ci consolava, con i sogni accesi dalle sue televisioni. Ma soprattutto con l’illusione che il denaro creasse denaro. Dove c’erano le fabbriche, sorgevano agenzie finanziarie e immobiliaristi, con contorno di faccendieri vari pullulavano. La lira girava e il successo economico sembrava a portata di mano. Molto fumo e poco arrosto. Era il trionfo dell’apparenza, che correva sfrenata, ma con gambe assai fragili.

Poi, nel nuovo millennio, arrivò la doccia fredda della crisi. Fu un brutale risveglio che fece svanire i sogni di gloria. Ma, di fronte alla nuova realtà, e al vuoto esistenziale che scavava, cosa potevano dire i pennivendoli al soldo del padrone? Altre balle. Peggio dei preti col loro paradiso! Esemplari (e vergognose) sono le lacrime di coccodrillo che Chiara Saraceno sparge per le vittime di Cittanova Marche (Il paese degli umiliati, «La Repubblica», 6 aprile 2013, p. 29).

L’uomo senza denaro è un morto che cammina

Sono lacrime di coccodrillo, quelle della Chiara Saraceno. Lacrime che innaffiano in egual misura operai e padroni, come se, sulla barca del capitale, entrambi facciano i medesimi lavori e abbiano i medesimi ruoli sociali. Certo, in questi ultimi anni, anche molti imprenditori si sono uccisi a causa della crisi. Gli imprenditori, però, condividevano e condividono le regole del gioco capitalista, quel rischio di impresa tanto caro a Luigi Einaudi (Padre della Repubblica nata dalla Resistenza e fondata sul lavoro…). Dimenticando che, per l’imprenditore, i guadagni sono assai appetitosi.

Non così per gli operai, che quelle regole non le hanno mai scelte. Le hanno sempre subite. Dopo tante bastonate, con la promessa di qualche carota. E con le carote, gli operai hanno subito anche tutta la propaganda che vantava i vantaggi della società del capitale. Fino al punto che hanno perso la cognizione di una realtà politica, che sempre di più era loro nemica.

Chiara Saraceno e tutto lo stuolo di pennivendoli in servizio permanente effettivo, di sinistra come di destra, per decenni hanno propagandato quella cultura del successo economico, e del lavoro, in cui Homo sine pecunia imago mortis: L’uomo senza denaro è un morto che cammina. E così anche l’uomo senza lavoro…

Oggi, quei pennivendoli venduti cercano di costruire la cultura della rassegnazione, condita con l’autolesionismo cui sono ricorsi alcuni proletari disperati, salendo su tetti e torri o facendo deleteri scioperi della fame. Per la dignità.

Ma c’è un’altra dignità, quella che nasce dalla lotta contro una società che ci condanna alla fame, alla miseria e al suicidio. Togliendo ai padroni il disturbo di toglierci di mezzo, quando non gli serviamo più. Di codesta dignità, gli esempi ci sono, anche in Italia, con le lotte dei facchini. Ma forse loro sono «stranieri» e hanno già capito che la dignità, quella vera, come la democrazia, è solo il fucile sulle spalle dell’operaio …

Dalla Grecia, un bell’esempio di dignità proletaria

Militanti del gruppo fascista greco Alba Dorata sono andati a Creta a far propaganda, facendo un po’ di beneficienza, tanto per comprar consensi. È andata male. Stelios Vlamakis, leader del gruppo, è stato gettato nel mare al porto Veneziano di Chania dalla popolazione locale. Una bella risposta agli attacchi fascisti contro immigranti e altri proletari di Chania. Vlamakis, l’hanno ripescato gli sbirri. Era ancora vivo.

Dino Erba, Milano, 7 aprile 2013.

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