Ancora sulla Grecia

Della Grecia si parla molto poco se non in occasione dei periodici scioperi generali che vi si svolgono e degli incidenti di piazza che spesso li accompagnano, oppure quando viene indicata come futuro-spauracchio per il nostro paese. Una rappresentazione  mass-mediatica che poco o nulla ci dice sulla reale situazione sociale greca.

Sul sito del «L’Internazionale» abbiamo invece, ovviamente, dedicato parecchio spazio agli avvenimenti greci pubblicando numerosi articoli di analisi, informativi e di commento: Grecia – sul “movimento delle assemblee popolari (1/8/2011); Grecia: L’ospedale di Kilkis, d’ora in poi sarà auto-governato (6/2/2012); Sull’uso bastardo della Grecia (15/2/2012); Intervista ad un compagno greco, pubblicata su «L’Internazionale» n. 3 (21/3/2012); Grecia: Una breve eruzione vulcanica nel cuore di un lungo inverno (2/5/2012); Grecia: la fabbrica Vio.Me avvia la produzione sotto controllo operaio! (13/2/2013); La Grecia è crollata… (15/2/2013); Guerra alla Grecia (24/2/2013).

Oggi ritorniamo sull’argomento, in primo luogo perché quello che succede nei paesi, anelli deboli d’Europa (Grecia come Portogallo e Spagna) è affare di tutti, in secondo luogo perché dalla “sindrome greca”, sotto certi punti di vista e fatte le debite proporzioni tra le due economie, non siamo poi così lontani, e dove siamo lontani (capacità di risposta del movimento dei lavoratori) siamo messi decisamente peggio.

Cogliamo dunque l’occasione della disponibilità del compagno greco A.K. e gli chiediamo un’ideale prosecuzione dell’ Intervista ad un compagno greco che gli abbiamo fatto oltre un anno fa.

 

g.b. Ti chiederei di commentare alcuni brani di articoli sulla situazione greca che abbiamo pubblicato sul nostro sito. Inizio da  Guerra alla Grecia. Ne estraggo alcuni passi: “La caduta del tenore di vita: Il consumo si è ridotto notevolmente. Rispetto ai livelli del 2005, le vendite al dettaglio sono diminuite del 24% e la produzione alimentare del 15%… Il volume degli investimenti produttivi è crollato da un indice di 175 a 75. Le esportazioni da 140 a meno di 120. Nel 2009, il debito pubblico greco rappresentava il 125% del PIL; tre anni dopo è passato al 175% e, secondo le stime, raggiungerà il 189% nel 2013. La massa di debiti fiscali reali (imposte, tasse, IVA,ecc.) è passata da 3, 8 miliardi di euro a più di 10 miliardi (ma alcune stime sono più elevate)… Il potere di acquisto delle famiglie è diminuito di un terzo. Per il solo periodo da metà 2010 a metà 2012, si constata un crollo delle entrate dei nuclei familiari del 15% e del 9,5% dei sussidi sociali. Le imposte invece sono aumentate del 37%… Un nucleo famigliare deve anche riscaldarsi: ciò non è evidente se il prezzo di un litro di nafta per le abitazioni è di 1,35 euro, un aumento del 35 % nell’arco di un anno. Nelle zone rurali il grande uso della legna dei boschi per il riscaldamento conferma proprio il fatto che la nafta sia inaccessibile …”. Come commenti questi dati?

 

a.k.: Direi che rispecchiano molto bene la situazione attuale nella Grecia. Nonostante la “tosatura” dell’anno scorso il debito sovrano della Grecia rimane alto e la situazione economica-sociale rimane grave. Oltre il calo dei consumi, compresi generi di prima necessità, questo anno molti abitanti del paese hanno dovuto ricorrere a mezzi improvvisati per riscaldarsi dopo l’aumento del prezzo della nafta per la casa, soprattutto stufe a legna o pelet e bruciando il bruciabile. Quelli che sono stati colpiti di più sono i pensionati che sono troppo vecchi per lavorare in nero, come fanno molti disoccupati, e sono senza rimasti senza la rete protettiva della famiglia.

 

Ancora: “La fame inizia ad attanagliare un numero sempre maggiore di persone: i bambini svengono a scuola, vengono create numerose mense per i poveri, sempre più sovente la distribuzione di cibo da parte di diverse ONG ed iniziative solidali, aumenta la pratica del baratto… Nel 2010, l’ELSTAT valutava a 2,34 milioni il numero di persone che vivevano al disotto della soglia di povertà, il 20% della popolazione totale. Si stima che nel 2012, il numero di persone che vivono al di sotto, spesso largamente al di sotto di questa soglia, raggiungerà i 3,3 milioni. La povertà colpisce maggiormente i bambini, fino ai 15 anni nelle famiglie monoparentali e le persone che superano i 65 anni Un quadro drammatico, ma c’è veramente una fascia di popolazione ai limiti della sopravvivenza? E quanto è grande?

 

a.k.: Difficile fare una stima precisa. I più giovani trovano rifugio nella famiglia per coprire i bisogni più essenziali, casa e cibo, e cercano di trovare un lavoro in nero o anche male retribuito per coprire le loro spese personali. Comunque come si può capire sono persone appese da un filo… In ogni caso, come ho accennato anche prima, quelli che si trovano nella posizione più difficile sono soprattutto i pensionati che non hanno anche una seconda fonte di reditto.

 

g.b. Si intravvede, anche lontano, qualche spiraglio di ripresa oppure la crisi economica sembra destinata a continuare e aggravarsi?

 

a.k.: Il governo parla di una possibile ripresa dell’economia dal secondo semestre di questo anno ,a nessuno ci crede sul serio, e soprattutto non c’è nessun indizio di una possibile ripresa economica.

 

g.b. Sul piano dei salari e l’occupazione, secondo l’articolo citato, la situazione appare ugualmente pesantissima: “Più di un quarto della popolazione attiva è disoccupata. Le donne e i giovani raggiungono il 57%. Il numero degli attivi che lavorano è oggi inferiore a quello dei disoccupati e dei pensionati. Il salario minimo è attualmente di 586 euro lordi, e di circa 490 euro netti, mentre i contratti collettivi stanno sparendo, lasciando posto a contratti individuali, spesso imposti con la minaccia di licenziamento. Nel 2011 sono fallite 60.000 piccole e medie imprese private. Società più importanti depositano i bilanci oppure optano per la delocalizzazione. Ciò causa licenziamenti massicci. Nel 2013, se ne attende un’ulteriore ondata con, per esempio, una ristrutturazione del settore bancario che condurrebbe a 20.000 licenziamenti sugli attuali 56.000 occupati. Nel settore privato, all’inizio si prevedeva di sopprimere 150.000 posti entro il 2015. Nuove comunicazioni tentano di rendere questa prospettiva più “digeribile”. La grande novità si chiama “riserva di lavoro”. Impiegati dell’amministrazione pubblica centrale e delle municipalità verrebbero spostati in “riserva” per un anno, con un salario ridotto del 25%. Se un anno dopo, nessun posto sarà disponibile, verranno licenziati senza compensazioni”. E’ un quadro realistico?

 

a.k.: Sì, il quadro dato rispecchia abbastanza fedelmente la situazione. Per quando ri guarda la “riserva del lavoro” la sua attuazione dovrebbe avere inizio dopo l’estate.

 

g.b. Scioperi generali e mobilitazioni dei lavoratori hanno ottenuto qualche risultato?

 

a.k.: Solo in casi isolati. Per quanto riguarda le misure prese dal governo, no. Questa incapacità di incidere nella politica centrale, è anche uno dei motivi del riflusso del movimento.

 

g.b. Dal punto di vista delle lotte sociali più radicali e dell’azione diretta l’articolo La Grecia è crollata… descrive una situazione di scontro durissimo: “Stanno assaltando i supermercati. Ma non si tratta di banditi armati. Si tratta di gente inviperita e affamata, che non impugna neanche una pistola, con la complicità dei commessi che dicono loro “prendete quello che volete, noi facciamo finta di niente”. Si tratta della rivolta di 150 imprenditori agricoli, produttori di agrumi, che si sono rifiutati categoricamente di distruggere tonnellate di arance e limoni per calmierare i prezzi, come richiesto dall’Unione Europea. Hanno preso la frutta, l’hanno caricata sui camion e sono andati nelle piazze della città con il megafono, regalandola alla gente, raccontando come stanno le cose. Si tratta di 200 produttori agricoli, ex proprietari di caseifici, che da padroni della propria azienda sono diventati impiegati della multinazionale bavarese Muller che si è appropriata delle loro aziende indebitate, acquistandole per pochi euro sorretta dal credito agevolato bancario,quelli hanno preso i loro prodotti della settimana, circa 40.000 vasetti di yogurt (l’eccellenza del made in Greece, il più buon yogurt del mondo da sempre) li hanno caricati sui camion e invece di portarli al Pireo per imbarcarli verso il mercato continentale della grande distribuzione, li hanno regalati alla popolazione andandoli a distribuire davanti alle scuole e agli ospedali”. Puoi confermare?

 

a.k.: Assolutamente no! La descrizione data è fasulla, fatti veramente accaduti vengono mischiati con fatti di pure invenzione, e in ogni caso il quadro complessivo dato dall’articolo non corrisponde alla realtà.

 

g.b. Per chiudere, dopo l’esperienza di Kilkis (Grecia: L’ospedale di Kilkis, d’ora in poi sarà auto-governato), il controllo operaio alla Vio. Me. (Grecia: la fabbrica Vio.Me avvia la produzione sotto controllo operaio!). Si tratta di esperienze isolate oppure le pratiche autogestionarie tendono a diffondersi?

 

a.k. : Bisogna precisare che nel caso di Kilkis non c’è stata autogestione. Quello che è successo è che il personale dell’ospedale ha bloccato il pagamento del ticket imposto nell’ambito delle politiche di austerity. Per il momento le pratiche di autogestione sono abbastanza limitate. Persino il dibattito sull’autogestione rimane circoscritto negli ambienti più politicizzati della sinistra e del movimento antiautoritario. Per il momento si diffonde la creazione di cooperative, soprattutto nei servizi (caffè, applicazioni informatiche, un giornale), come antidoto alla disoccupazione.

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