Scontri a Istanbul per salvare Gezi Park

Grosse nuvole di gas lacrimogeni che si alzano verso il cielo, blindati della polizia ovunque che sparano con i cannoni ad acqua contro manifestanti e turisti, cariche che si succedono una dopo l’altra per più di dieci ore, oggi Piazza Taksim e la vicina via Istiklal nel centro di Istanbul si sono trasformate in un campo di battaglia. Centinaia i feriti, 65 arresti, due parlamentari dell’opposizione colpiti da lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo e una turista marocchina in gravissime condizioni, questo il bilancio dei violenti scontri tra polizia e attivisti che da quattro giorni sono accampati nel Parco Gezi, uno dei pochi spazzi verdi nel centro della città, per impedirne la demolizione e la costruzione al suo posto di un maxi-centro commerciale.
Quello che era qualche giorno fa un presidio di poche decine di ecologisti contro il piano di “trasformazione urbana” promosso dal comune, guidato dal Partito della giustizia e dello sviluppo del premier Erdoğan, dopo il primo intervento della polizia mercoledì notte si è trasformato in un’ampia mobilitazione di tutti i gruppi politico-sociali che si oppongono al governo.
Ieri sera più di dieci mila persone hanno riempito il parco vicino alla centralissima Piazza Taksim per dare sostegno a un movimento presto denominato “Occupy Gezi”. C’erano gli attivisti del movimento Lgbt, parlamentari dell’opposizione come Sirri Surreyya Onder, del pro-curdo Partito della democrazia e della pace (Bdp), gli attivisti per il diritto alla casa e contro la speculazione edilizia, i sindacalisti della confederazione Disk, i lavoratori della Turkish Airlines in sciopero e i militanti per la difesa dei beni comuni. Uno dopo l’altro tutti hanno preso la parola per criticare la scelta di demolire il parco, ma anche “le politiche sempre più conservatrici e autoritarie del governo Erdogan”. La festa è proseguita fino a tarda notte con concerti e proiezione di film fino a quando, verso le cinque del mattino, la polizia in assetto antisommossa ha attaccato gli attivisti facendo largo uso di gas lacrimogeni per permettere alle ruspe di proseguire nella demolizione.

«Fate quello che volete, [sul Parco Gezi] abbiamo già preso una decisione e andremo avanti» ha dichiarato ieri Erdoğan durante l’evento organizzato per celebrare l’inizio dei lavori per la costruzione del terzo ponte una delle tante maxi-opere che stanno ridisegnando lo skyline di Istanbul. A breve, oltre i lavori a Piazza Taksim, verrà costruito un terzo aeroporto e progetti di “recupero urbano” interessano molte aree della città come Tarlabaşı, antico quartiere del centro abitato da greci e armeni all’inizio del secolo scorso in buona parte raso al suolo per costruire hotel, uffici e negozi o Beyoğlu dove poche settimane fa lo storico cinema Emek è stato abbattuto per lasciare spazio a un nuovo centro commerciale.
Il sindaco di Istanbul in serata invece, in una conferenza stampa dove è intervenuto anche il prefetto Avni Mutlu, già al centro delle polemiche per gli scontri del primo maggio, quando ai lavoratori era stato proibito di manifestare in Piazza Taksim, ha gettato acqua sul fuoco spiegando che i lavori di demolizione di parte del Parco Gezi iniziati due giorni fa servivano semplicemente ad allargare la strada che circonda lo spazio verde e della costruzione del centro commerciale: «Si parlerà in futuro».
Intanto gli attivisti hanno ottenuto una prima vittoria, circa dieci aziende hanno annunciato il loro ritiro dal progetto per la costruzione del centro commerciale e molti intellettuali tra cui la famosa cantante pop Sezen Aksu si sono schierati a difesa del parco e contro la violenza della polizia. Nel pomeriggio, inoltre, il Tribunale di Istanbul ha accolto il ricorso presentato ieri dalle associazioni ambientaliste annullando la precedente decisione dell’Istituto per la difesa dei beni culturali che autorizzava la costruzione del centro commerciale. Successi che tuttavia non sembrano sufficienti a placare gli animi degli attivisti di “Occupy Gezi”, un movimento che ormai va ben oltre la difesa del Parco Gezi e potrebbe mettere in difficolta il governo di Recep Tayyip Erdoğan.

2 comments for “Scontri a Istanbul per salvare Gezi Park

  1. Adele
    1 giugno 2013 at 14:36

    Una brutalità veramente turca! Solidarietà alle vittime della brutalità poliziesca!

    Però, c’è qualcosa di surreale nell’esporsi a simili pestaggi, in Turchia, per difendere un polmone verde della città.

  2. Roberto Dammicco
    1 giugno 2013 at 16:58

    Sulle questioni Turche pesano e non poco le scelte nucleari fatte dal governo Erdogan nell’ultimo periodo. Si tratta della costruzione di tre centrali nucleari di potenzialità 4400 mw in zona fortemente sismica. Le costruiranno Russi e Giapponesi.

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