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 ..."Nel frattempo ci sono Compagni che per motivi diversi o per avversione quotidiana a questa società sì son ritrovati a lavorare in proprio in settori diversi, dall’agricoltura ai servizi e per necessità di sopravvivenza il loro lavoro viene ugualmente venduto al Capitale, mentre altri Compagni sempre per sopravvivere sono costretti a comprare dal Capitale, magari, le stesse cose che quegl’altri Compagni hanno prodotto, tutta l’operazione ha un aggravio di costi tutto a beneficio del Capitale."...

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RELAZIONE PER IL CONGRESSO DELL’UNIONE Stampa
mercoledì 03 settembre 2008

Più che un’analisi storico-economico-politica delle nuove strategie del capitale, dei risvolti mostruosi della globalizzazione, (cose che già dovremmo sapere a menadito, siamo “addetti ai lavori”) ci preme sottolineare il bisogno d’azione concreta e da subito, quindi intendiamo suggerire percorsi di intervento, nel sociale, che seguano l’obiettivo che tutti ci prefiggiamo, cioè la Rivoluzione Sociale, intesa nel suo significato originario costruzione e allargamento quotidiano di territorio liberato che si riarmonizza con l’Universo - questo è il nostro gradualismo! Ci preme ricercare i mezzi, concreti, dai quali non si può prescindere quando si vuole mettere in moto un meccanismo di trasformazione e di Emancipazione che sia efficace, efficiente e che non sia frammentato e scollegato nelle sue parti, il che è la morte sua.

Il punto centrale delle nostre proposte è la ricomposizione del sociale su basi solidaristiche, tale processo è da attuarsi attraverso la creazione da subito di un circuito economico e culturale alternativo alle logiche capitalistiche, ossia che sostituisca progressivamente, nella vita economica e sociale, l’idea di solidarietà al dio profitto, il mutualismo alla concorrenza del mercato, che nel contempo, attraverso lo sforzo congiunto di tutti i compagni e le realtà autogestite, sia un luogo di aggregazione, di propaganda coi fatti, più che con le parole, dell’ideale libertario e, che ci dia finalmente di che campare e meglio come persone e come Idea.

Pensiamo che in questo momento non sia per niente proficuo accanirsi nell’esaurire tutte le nostre energie in rivendicazioni difensive stato-socialiste, salariali o di orario, (ci sono di già un sacco di sigle sindacali che se la smenano su questo) in quanto il capitale ha già messo a punto la strategia per appiattire ed esaurire l’azione sindacale, riducendola su un piano meramente vertenzialista, (ossia “divide et impera” da un lato ed RSU dall’altro) sarebbe meglio capire che il capitale, nel confronto con la classe lavoratrice, sta affermando sempre più il proprio strapotere, soprattutto con l’imbrigliare le lotte sindacali portandole su un terreno, a lui proprio, che ci porta ad indietreggiare mentre è necessario andare avanti e di corsa, (scusateci se lo riportiamo per memoria ma ogni istante e da sempre ci sono milioni di esseri viventi che muoiono e soffrono nel peggiore dei modi a causa di questa società ingiusta, e non dovremmo perdere nemmeno un minuto per cercare di abbatterla) quindi la lotta di resistenza sui posti di lavoro non deve esaurire completamente le nostre forze ma ci deve servire solo come momento proprio di resistenza e quindi transitorio, necessario a sviluppare l’alternativa necessaria al capitalismo.

A quelle nuove categorie di lavoratori, come i precari e parcellizzati, che sono sempre più funzionali al capitale, dobbiamo fornire un’alternativa di lavoro credibile, che sia anche una opportunità di riscatto della loro esistenza, consapevole o meno, da sfruttati. L’alternativa è da ricercarsi proprio nel creare realtà produttive, di distribuzione e di servizi che funzionino e avvicinare a queste realtà proprio quelle tipologie di lavoratori che sarebbero meglio disposte ad abbandonare la propria condizione di sfruttati; questo darebbe più forza e dignità a chi, altrimenti, resterebbe in una condizione di estrema ricattabilità da parte del potere (per esempio vedi la situazione negli U.S.A.) e, inoltre, non scordiamoci che sarebbe anche una valida risposta alla disoccupazione e una mano fraterna tesa verso l’immigrazione che come già successo in tempi passati, ci aprirebbe orizzonti aldilà dei confini nazionali e verso terre martoriate dove un po’ di sano mutualismo risolverebbe un sacco di guai.


Pensiamo che l’Autogestione non sia una teoria filosofica da politicanti sapientoni e che magari hanno pure un datore di lavoro che si chiama stato, ma qualcosa che si costruisce, in prima persona, confrontandosi concretamente con la realtà e con le realtà, sperimentando quotidianamente le ipotesi fino al punto di aprire un percorso scientifico che cresca e si affermi per la sua validità vincendo l'oppressione non con la violenza, che storicamente ha generato nuova oppressione, ma con il linguaggio della Libertà, e se necessario difendendolo con forza e massima determinazione, quello che fu chiamata “Rivoluzione di Capacità ” da Proudhon. L’Azione Diretta non consiste nello sfasciar tutto, come qualche utile idiota vuol far credere, ma nella partecipazione diretta alla costruzione del processo emancipatorio – “l’Emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi o non sarà”.


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Pensiamo che l’Autosufficienza sia un obiettivo da porsi in una dimensione collettiva e quindi sostenibile su vasta scala e che rientri come elemento portante del percorso autogestionario complessivo, infatti se non ci si mantiene in piedi da noi diventa veramente acrobatico convincere altri.


Pensiamo che quello da ricercare non siano alleanze o cartelloni di ammucchiate sindacali ma l’essere da esempio possibile, sia nella nostra azione individuale che in quella collettiva, che distingua l’Anarcosindacalismo dal sindacalismo che ha avvilito e che avvilisce il lavoratore, riducendolo a carne da cannone per i giochini della politica del partito o partitino di turno, al governo o all’opposizione.


Pensiamo che l’Unione vada rafforzata nei suoi strumenti organizzativi e che ben vengano tutte le proposte in tal senso e ben vengano tutti i compagni in grado di sostenere i ruoli a loro affidati migliorando giorno dopo giorno con volontà ed entusiasmo e non con consuetudine burocratica, diventando così da esempio e stimolo positivo per tutta l’Organizzazione. (a chi ha voglia di dormire consigliamo un letto non L’UNIONE SINDACALE ITALIANA sezione dell’ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI ).


Quindi:

siamo estremamente contrari a qualsiasi mutamento dello statuto dell’Unione;

siamo estremamente contrari a qualsiasi accentramento burocratico che snaturi l’impostazione federalista dell’Unione come quella avanzata dai compagni di Milano;

siamo estremamente contrari a qualsiasi proposta di “stipendiaggio” di militanti e, invece, proponiamo la costruzione di ambiti lavorativi di cooperazione che sostengano gli eventuali compagni impegnati ad assolvere ruoli organizzativi nella necessità di reperire il tempo necessario per assolverli;

siamo estremamente contrari a qualsiasi mutazione della sigla, ribadiamo che deve essere la nostra azione a distinguerci da altri, riteniamo essenziale il mantenimento della Memoria Storica quale elemento necessario a contrastare il potere impegnato da un lato nella dissoluzione dei punti di riferimento del conflitto e dall’altra ad imporre i suoi punti di riferimento come assoluti nella Storia.

Sono elemento essenziale del controllo sociale le confusioni generate dalla perdita di Memoria.

A quei compagni troppo presi dal nome da dare al proprio “orticello di pertinenza condominiale” vorremmo ricordare che le multinazionali comprano aziende che poi fanno sparire ma ne mantengono il marchio, provate ad indovinare il perché?! E, vorremmo ricordarvi che la storia del movimento operaio di epoca recente, è piena di battaglie perse che riportano a memoria quello che abbiamo appena sottolineato!


Pensiamo di aver dato alcune linee generali per il nostro intervento. Ora spetta, se saremo d'accordo, all’intelligenza dei compagni, organizzata nei vari settori, trovare i termini concreti d’azione e a riguardo proponiamo la costituzione di una apposita Commissione nominata dal Congresso che raccordi i vari sindacati per programmare, in termini tecnici e concreti, il lavoro da svolgere.


Vogliamo far presente che sempre più Economisti vanno a sostenere quello che da molto tempo abbiamo cercato di portare all’attenzione dei compagni e negli ambienti più propri con scarsissimo successo se non sabotaggio ma rileviamo estrema attenzione in Ambienti Economici “Illuminati”. Per fare un esempio: qui in Puglia e non solo, la “Col. diretti” ha messo in moto, da qualche anno e con molto successo, quello che noi, un sacco di anni fa, chiamammo S.P.A. (Spacci Popolari Autogestiti) il rapporto diretto produttore – consumatore, noi si usava il termine utilizzatore e non consumatore proprio perché il rapporto lo intendevamo e lo intendiamo mutualistico.


Vogliamo far presente che gli ultimi risultati elettorali confermano il crescente distacco dalla politica, cosa senza dubbi positiva, la capacità di lettura e, finalmente, del ruolo storicamente infame della sinistra, quindi la necessità del ritorno della presenza della Nostra Proposta nella Storia e dell’Organizzazione Libertaria del Sociale diventa impellente!

 

per la Rivoluzione Sociale contro la lotta politica

(e non fu) Sindacato Arti e Mestieri U.S.I.- A.I.T.

Gino Ancona

 

 
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