Il regime delle tecnocrazie bancarie nella UE e in Italia
Il Patto di bilancio della UE (vedi sintesi incollata sotto) costituisce un altro passo avanti nel quadro del superamento del regime di democrazia rappresentativa formale, che ha caratterizzato lo stato liberal-democratico.
E’ un processo che accompagna l’intera esistenza della UE, a partire dalla sua definizione istituzionale, funzionale al Trattato di Maastricht. Il potere economico-finanziario nelle mani della BCE e l’assenza di poteri reali del Parlamento europeo (unico organismo eletto dai cittadini) garantiscono la centralità degli obiettivi monetaristi indicati dal Trattato.
La crisi economico-finanziaria, frutto anche delle politiche dettate da esso, ha accentuato il ricorso ai colpi di mano del “governo” UE (concordati con BCE e FMI ) sempre fondati sul ricatto agli stati: o ratificate le nostre decisioni o rinunciate ai nostri “aiuti”. Questo, per scongiurare l’ipotesi di loro eventuali “disobbedienze” legate alla verifica elettorale alla quale i governi nazionali sono/erano sottoposti. Tutto ciò, nonostante la spontanea e crescente adesione delle forze politiche e della cultura ufficiale dei paesi della UE al pensiero unico. E nonostante il dilagare della manipolazione di massa. Ma non si sa mai!
Il procedere della crisi ha portato recentemente all’eliminazione anche formale di quest’ultimo “limite” (le elezioni politiche nazionali) al dominio assoluto e a-democratico della UE sui cittadini europei. Il governo Monti ne è la manifestazione più evidente.
In Italia, la situazione attuale sembra il risultato di una “convergenza parallela” tra la linea di sviluppo della UE ed un percorso interno iniziato trent’anni fa, nel 1981, col cd. “divorzio della Banca d’Italia dallo Stato”. Esso, propiziato dall’allora governatore Ciampi col consenso quasi unanime di politici, sindacalisti, intellettuali, media, sancì la completa autonomia della B.d’I. dal governo. Saltava così l’unico legame, sia pure indiretto e formale, tra le scelte di politica monetaria e creditizia e i cittadini, cioè l’oggetto di quelle scelte! Una premessa indispensabile per l’attuazione delle politiche neoliberiste.
Il ruolo assunto dagli ex-governatori Dini e Ciampi nei governi “tecnici” degli anni ’90 dimostra il peso crescente della B.d’I. nel governo del paese. Proseguito, più recentemente, nella venerazione confindustrial-sindacal-politica del governatore Draghi….E tutti possono verificare la sterzata positiva, per i popoli europei, imposta alla BCE da questo vero e proprio oracolo del centrosinistra!
Il Patto di bilancio mette in campo altre regole-capestro per i cittadini della UE. Ecco le conseguenze per l’Italia:
1. l’inserimento della regola del pareggio di bilancio nella Costituzione (cui stanno alacremente lavorando TUTTI i partiti parlamentari!) ne cancellerà, nella sostanza, le caratteristiche di fondo. Quindi, il suo superamento, praticato dalle politiche neoliberiste degli ultimi 20 anni, avrà un riconoscimento anche formale, con l’inserimento dell’impegno dello stato a non intervenire nelle questioni economiche e sociali. Per di più, l’approvazione di questa regola da parte di più dei 2/3 dei parlamentari garantirà anche la sua “immunità” rispetto ad un pronunciamento popolare ( referendum confermativo, o no) che potrebbe rivelarsi fastidioso, delegittimando non solo Fratello Monti, ma anche i partiti che gli tengono bordone. In termini economici costerà manovre recessive annuali attorno ai 20 mld. tra tagli di spesa e maggiori imposte…a meno che non adottiamo “misure correttive” (quindi recuperiamo la stessa cifra). Dove sarebbe la differenza?
2. L’abbattimento del debito pubblico ci costerà 47,5 mld. l’anno…a meno che non abbattiamo la spesa pensionistica. Per fortuna ci siamo portati avanti. Ecco perché Sorella Fornero ha agito per il nostro bene!
3. Come sempre gli, eventuali, finanziamenti della UE ci saranno riconosciuti solo se avremo ratificato il Patto. La democrazia secondo Marchionne, insomma!
Oltre a ciò, il trattato istitutivo del MES (meccanismo europeo di stabilità) approvato un mese fa da 17 stati, all’insaputa dei rispettivi cittadini (?), ci costerà 25 mld. l’anno per 5 anni. Ciò al fine di poter, eventualmente, ricevere aiuti…vincolati alle politiche scelte dal MES, di concerto col FMI.
E’ il regime post-democratico che avanza.
Sergio Casanova
__________________________________________________________________________
Da l’ANSA.IT, 3 marzo 2012.
Il Patto bilancio Ue, compromesso su rigore conti
Una svolta verso il rigore di bilancio nell’area euro, come lo definisce la cancelliera tedesca Angela Merkel. O, al contrario, l’ennesima stratificazione di regole, con relativi escamotage per aggirarle, senza affrontare il nodo di come rilanciare la crescita al lumicino che affligge mezza Unione europea. Sono diverse le interpretazioni che si danno del Patto di bilancio Ue oggi firmato da 25 leader dell’Unione, che però fa perno su una serie di punti fermi che rappresentano sì un compromesso, ma comunque un passo avanti rispetto alla gestione dei conti pubblici del passato.
Ecco quali.
-PAREGGIO, O QUASI. Uno dei punti fondamentali del ‘fiscal compact’, nome ispirato dal presidente della Bce Mario Draghi che l’ha fortemente caldeggiato per mesi, è il contenimento dei deficit di bilancio. La ‘regola d’orò voluta dalla Merkel, che dovrebbe essere presupposto ad una Germania più generosa nel concedere salvataggi ai Paesi bisognosi, prevede che il rapporto fra deficit e Pil non debba mai superare lo 0,5%. Un livello che appare irraggiungibile per molti Paesi dell’Eurozona. Per questo, l’accordo prevede che, prima che scattino le sanzioni automatiche che avrebbero voluto Berlino e la Bce, i Paesi in deficit possano adottare meccanismi correttivi.
-STRETTA ANTI-DEBITO. Sul debito pubblico il Patto ricalca il trattato di Maastricht e che ha gettato le fondamenta dell’euro: i Paesi dell’Eurozona devono ricondurlo al 60% del Pil al ritmo di un ventesimo l’anno. Un obbiettivo ambiziosissimo per chi, come la Grecia, punta verso il 150% ma anche per l’Italia, che viaggia intorno al 120%. Per ammorbidirlo, il compromesso trovato è quello di prendere in considerazione fattori ‘attenuanti’: come il livello dell’indebitamento privato e della spesa pensionistica.
-LEGGE NAZIONALE. Una volta ratificato, il ‘Fiscal Compact’ dovrà in base agli accordi essere recepito negli ordinamenti nazionali. Fattore, questo, che rappresenta un passo avanti rispetto a Maastricht e al Patto di stabilità europeo. Anche se c’è chi teme che tanta rigidità sia una ricetta recessiva.
-IL NODO POLITICO. L’accordo raggiunto prevede che potranno ricevere l’assistenza finanziaria del fondo di salvataggio ‘Esm’ solo i Paesi che avranno ratificato il Patto di bilancio. Restano fuori dall’accordo la Gran Bretagna, la Repubblica ceca (anch’essa fuori dall’euro) e l’Irlanda, quest’ultima nella moneta unica: il referendum cui Dublino deve sottoporre il ‘Compact’ è un possibile ostacolo. Non in grado, tuttavia, d’impedirne l’entrata in vigore nel gennaio 2013: saranno sufficienti anche solo 12 ratifiche nazionali.
