Argentina: Orizzontalismo – voci di potere popolare

Marina Sitrin è avvocato, autrice e sociologa con profondi interessi nella narrativa di rivoluzioni personali. Ha pubblicato “Orizzontalismo: voci di potere popolare in Argentina”, da cui questi tratti questi brani.

Abbiamo iniziato ad imparare insieme. Era una specie di risveglio ad un sapere collettivo, radicato in una consapevolezza di ciò che stava avvenendo in ciascuno di noi. In primo luogo abbiamo iniziato a fare domande a noi stessi e agli altri, e da lì abbiamo cominciato a risolvere le cose insieme. Ogni giorno continuiamo a scoprire e costruire, mentre camminiamo. E’ come se ogni giorno ci fosse un orizzonte che si apre davanti a noi, e questo orizzonte non ha nessuna ricetta o programma. Abbiamo scoperto che la forza è diversa quando ci troviamo fianco a fianco, quando non c’è nessuno che ti dice cosa devi fare, e quando siamo quelli che decidono chi siamo
Il mio punto di vista personale ha a che fare con l’idea di libertà, questa idea di scoprire che abbiamo una conoscenza collettiva che ci riunisce, ci dà la forza, inizia il processo di scoperta. Questo è al di là delle teorie rivoluzionarie, le teorie che tutti noi conosciamo e ho sentito tante volte, le teorie che vengono troppo spesso trasformati in strumenti di oppressione e sottomissione. Costruire la libertà è un processo di apprendimento che può avvenire solo nella pratica. Per me, orizzontalismo, autonomia, libertà, creatività, e felicità sono tutti concetti che vanno insieme, e sono tutte cose che devono essere praticate, perché si impara solo nella pratica.
Ripenso alle esperienze precedenti di attivisti, e ricordo la forte sensazione di sottomissione. Questo include anche il mio comportamento, che spesso era eccessivamente rigido. E’ stato difficile per me divertirmi, e il divertimento è una cosa sana, che ti rafforza. Sotto il capitalismo, stavamo abbandonando la possibilità di godere di noi stessi ed essere felici. Abbiamo bisogno di superare costantemente con questa idea. Noi abbiamo la vita e la vita che abbiamo dovrebbe essere vissuta oggi. Non dobbiamo aspettare di prendere il potere, in modo da poterci divertire in futuro. Dovremmo prenderlo adesso. Si comincia credendo in ciò che è possibile e poi mettendo da parte tutte quelle cose che non ci permettono di creare questa possibilità.

Neka, un membro di un movimento dei lavoratori disoccupati

Nel movimento vedo che c’è una reazione, con una certa ingenuità. Stiamo dimenticando lo stato, mentre costruiamo un potere territoriale autonomo. Credo che l’idea di non prendere il potere dello Stato è giusto, ma in un certo senso è un’analisi incompleta. Lo stato esiste, è lì, e non lascerà fare, anche se lo si ignora. E verrà a cercarvi, per quanto voi vorrete che esso non esista. Credo che i gruppi ed i movimenti stiano cominciando a notare che si sta dimenticando una cosa importante. Un anno e mezzo fa abbiamo iniziato a pensare a una strategia per la costruzione di un’alternativa di potere autonomo, dimenticando lo stato, ma ora vediamo che non è così semplice. Devi cercare un modo per costruire l’autonomia, pur rimanendo consapevoli dell’esistenza dello Stato. Non c’è alternativa. Questo è un problema che riguarda direttamente noi, e deve essere assolutamente tenuto a mente. Credo che nessuno ha la minima idea di come fare questo, almeno non che io sappia.
Mi sembra che ci sia un rifiuto molto forte dell’idea che si stia andando a vivere ai margini dello Stato, al margine delle sue teorie e delle leggi, e che possiamo vivere in questo modo, basato solo sulla nostra volontà e spensieratezza. Il cambiamento nella soggettività culturale e nei cuori di ognuno di noi è fondamentale, ma per me non è abbastanza. Dobbiamo anche inventare nuovi tipi di regole e istituzioni, questo è un altro modo per dire abbiamo bisogno di espliciti accordi politici con regole chiare, che siano chiaramente le nostre, e che non dipendano solo dalla buona volontà. Un’idee è quella di preservare ciò che di buono stiamo creando e, al tempo stesso, non essere così vulnerabili all’esterno. A volte vedo una vulnerabilità enorme a molte pressioni esterne, e mi rendo conto che anche il più insignificante e debole di loro ci può distruggere. Dobbiamo proteggere questo, la nostra costruzione.

Ezequiel, un partecipante all’assemblea di quartiere

[Fonte: http://www.adbusters.org/magazine/100/horizontalism.html]

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