Grecia: Una breve eruzione vulcanica nel cuore di un lungo inverno

Breve resoconto degli eventi del 12 febbraio 2012.

Non siamo morti quando eravamo affamati d’affetto.
Non moriremo da morti da fame adesso, brutti bastardi!

da un muro ad Atene

Il 12 febbraio può essere vista come una massiccia esplosione proletaria che serpeggiava ormai da mesi durante un prolungato “stato di emergenza”, e che ha trovato uno sfogo violento contro una scioccante e parimenti violenta politica capitalistica. E’ stata un’esplosione sociale temporanea che ha avuto luogo in un giorno in cui la maggioranza del parlamento ha votato per un nuovo “memorandum di Conciliazione” tra lo stato greco e la BCE, la UE e il FMI. Il nuovo Memorandum appesantisce le politiche di svalutazione e della disciplina fiscale sia nel settore privato che in quello pubblico, fungendo da condizione necessaria per un nuovo prestito e la conversione delle obbligazioni (bond exchange) secondo il PSI [Private Sector Involvement, coinvolgimento del settore privato, ndt].
L’esplosione distruttiva della rabbia proletaria che ha avuto luogo quella domenica seguiva uno sciopero generale di 48 ore, abbastanza deludente, sia in termini di partecipazione che di efficacia, sciopero lanciato da GSEE e ADEDY (1). Diventa allora sempre più chiaro che gli scioperi generali, lasciata da parte la feticistica “chiamata alle armi” (propagata in modo monotono per lo più da organizzazioni di sinistra) per uno “sciopero politico generale a oltranza”, sono diventati molto impopolari tra la maggior parte dei lavoratori. Naturalmente, sin dall’evacuazione della protesta in Piazza Syntagma (durante l’estate scorsa fino ad ora, si sono succeduti una serie di lotte ed eventi sociopolitici, ma che non hanno mai espresso un confronto dinamico e pratico con il capitale e il suo stato a livello di strada, come quello di quel giorno, anche se la durata è stata breve.

La rivolta generale dichiarava una negazione materiale delle attuali politiche perseguite dal capitale Greco, dal suo Stato e dai partner UE. Nonostante non siano riusciti a cancellare la votazione del “Memorandum n.2” (sarebbe potuto succedere solo attraverso l’invasione del Parlamento) (2), hanno lanciato un messaggio di insubordinazione. Naturalmente, questo messaggio non è chiaro in quanto riflette la molteplicità di motivazioni e tendenze politiche di coloro che vi partecipavano. Le rivolte hanno comportato manifestazioni di massa, lunghi e duri scontri con le forze di polizia, estese distruzioni di capitale fisso e circolante (saccheggio e incendi di banche, cinema, centri commerciali, monti di pietà) così come uffici di Polizia Militare e stazioni di polizia, principalmente ad Atene, ma anche in altre grandi città greche (3). Molti edifici pubblici (ministeri, municipi, uffici dell’amministrazione pubblica) sono stati occupati prima e durante quel giorno. Almeno 200-250mila persone hanno preso parte agli eventi, in un modo o nell’altro, ad Atene. Molte persone sono state ferite dalle forze di polizia. Ci concentreremo su Atene perché è qui che abbiamo registrato alcuni degli eventi più caotici.

Riguardo alla composizione sociale e politica dei dimostranti possiamo dire senza esagerazione che c’erano quasi tutti gli ambienti politici (organizzazioni anarchico-antiautoritarie, partiti parlamentari e extraparlamentari di sinistra così come i nazionalisti di ogni tipo), un gran numero di tifosi di calcio organizzati e molti immigrati (prima e seconda generazione) principalmente dall’Albania, dall’Est Europa, dal Medio Oriente e dal Nord Africa. C’erano appelli da parte dei sindacati maggioritari, dei sindacati di base, e di numerose assemblee di quartiere. Benché la stragrande massa fosse predominantemente proletaria, non si può negare che fosse presente anche una parte della piccola borghesia, così come in tutte le manifestazioni e mobilitazioni violente dallo scoppio dell’attacco capitalistico che va sotto il nome di “crisi del debito” di due anni fa. La forbice di età prendeva tre generazioni: dagli studenti medi ai pensionati (4).

Nonostante il fatto che tutti gli appelli allla mobilitazione in Piazza Syntagma fossero per le 17 e per le 18, 1000-1500 persone avevano occupato via Amalias (la strada davanti al Parlamento) già alle 16.00 (5). E’ stato qui che i poliziotti hanno fatto partire immediatamente e senza alcun pretesto il loro tentativo di disperdere la folla, usando spray al peperoncino e granate stordenti. Poi sono cominciati gli scontri…L’arrivo dei black bloc in quel momento, è stato accolto con applausi dagli altri manifestanti, secondo molti testimoni.

La polizia antisommossa ha usato tonnellate di gas lacrimogeno per far sì che i manifestanti abbandonassero Piazza Syntagma. Va detto che c’erano molte persone (tra cui alcuni di noi) che non sono riusciti ad arrivare a piazza Syntagma. La maggior parte delle strade convergenti su Piazza Syntagma erano trasformate in campi di battaglia. Contrariamente alla tattica “divide et impera” della polizia durante il primo giorno di sciopero generale, quando i poliziotti antisommossa tentavano di attaccare e isolare solo i “facinorosi”, domenica miravano soprattutto a spostare via da piazza Syntagma tutti i manifestanti: la folla non sarebbe dovuta restare come un sol corpo in quel posto e mettere così a repentaglio in alcuna maniera il processo di votazione (6). Inoltre, lo Stato aveva bisogno di una gestione spettacolare della situazione, cosicché una piazza vuota avrebbe simbolizzato la vittoria della politica capitalistica dominante nel prolungato dilemma “memorandum o default”. Tuttavia, disperdere la folla non è stato uno scherzo. Barricate, cocktail molotov, una pioggia di sampietrini ed anche scontri corpo a corpo per 6-7 ore hanno creato un’atmosfera satura di gas chimici e incendi nel centro di Atene dalle 19 fino a mezzanotte. La polizia ha dovuto aver a che fare anche con migliaia di manifestanti che nonostante non partecipassero attivamente agli scontri, ai saccheggi o agli incendi erano ugualmente infuriati, persistenti e determinati a rimanere in strada, supportando in vario modo i più violenti. Slogan contro la polizia venivano ripetuti costantemente, andando dai “Porci assassini!” fino a “Traditori” o “Albanesi!” (!), accompagnando l’andare avanti e indietro della folla e anche rivelando sia la crescente delegittimazione dello Stato incarnato dal suo meccanismo repressivo, sia la lettura mistificata, in termini nazionalistici, del devastante attacco di classe come “tradimento”. Comunque, è da notare, almeno rispetto agli scontri violenti in piazza Syntagma dell’ottobre precedente, che era pressoché assente non solo la paura, ma anche l’ostilità da parte di pezzi significativi dei manifestanti nei confronti dei più violenti (un tale comportamento era confinato solo ad alcuni gruppi di sinistra).

Distruzioni di ampie dimensioni, incendi e saccheggi hanno avuto luogo ovunque la polizia fosse assente o ovunque non fosse potuta intervenire a causa di barricate e di scontri. Migliaia di persone hanno partecipato a questi eventi e c’era un’atmosfera di festa. C’era gente che applaudiva e sorrideva quando si aprivano, distruggevano e incendiavano banche. Molti, giovani e vecchi, avevano la possibilità di saccheggiare negozi di vestiti, scarpe, occhiali, cellulari, ecc. (7) Collaborazione e solidarietà, spontanee e costanti, sono state uno dei fattori maggiori nella durata della rivolta.

Alla fine, circa l’1:00 di notte, la polizia è riuscita a prevalere e a disperdere i manifestanti. A quell’ora alcuni di noi hanno fatto un giro in centro, dove migliaia di poliziotti presidiavano gli accessi a piazza Syntagma e al Parlamento e molti vigili del fuoco lavoravano per spegnere gli incendi. Poche persone in piccoli gruppi restavano attorno alla piazza e poche centinaia erano ancora davanti al Parlamento, urlando slogan.
Dal momento che Atene era tutta un incendio, i leader di tutti partiti politici, ovviamente impauriti dalla ferocia delle rivolte e della risposta della folla, hanno condannato i proletari rivoltosi in nome di una “pacifica e giustificata protesta”, provando con sempre meno speranza a creare false divisioni tra i manifestanti. Non c’è bisogno di dirlo, è la stessa gestione capitalistica della crisi (alla quale alcuni di loro dicono di opporsi) che li sta cancellando più velocemente del crollare dei loro templi di merci e prodotti.

La fiera caccia alle streghe, sia in termini repressivi che in termini ideologici, che è stata messa in atto dallo Stato immediatamente il giorno dopo la rivolta, mostra che non viene tollerata alcuna messa in discussione della predominante politica capitalistica, a maggior ragione quando si fa così diffusa e minacciosa. La polizia ha pubblicato le foto delle persone fermate domenica 12 e anche 23 foto che ritraggono persone in azione (durante il giorno), chiedendo in giro informazioni. Questo è un’espressione concreta dell’affermazione di A. Samaras (presidente del partito conservatore): “Smaschererò quelle canaglie che hanno distrutto la città”, un istante di repressione intensificata. Inoltre, la presenza della polizia in Atene è aumentata nei giorni seguenti, così come la presenza dei vigili del fuoco in varie strade principali. Una settimana dopo gli scontri, una piccola protesta nonviolenta (di circa 3000-4000 persone) in piazza Syntagma, lanciata da sindacati controllati da Syriza e altre organizzazioni di sinistra, è finita con 6 arresti e 135 fermi!

Il giorno seguente ha visto anche una serie di brevi occupazioni di palazzi pubblici ad Atene e in altre città, e un’ondata di solidarietà internazionale in altri paesi il che è il primo segno della validità della Grecia di oggi quale laboratorio di una strategia capitalistica di guerra almeno per certe parti d’Europa.

La situazione estremamente volatile ed esplosiva non permette conclusioni certe per il momento, dal momento che l’incapacità delle lotte proletarie di avere qualsiasi effetto reale e duraturo (nelle sfere della produzione e della riproduzione del capitalismo oggi) è accompagnata da disperazione e rabbia profonde, generalizzate e amorfe, esasperate anche dalla distruzione di ogni valvola di sicurezza per il loro contenimento (8). Pertanto,la prospettiva diffusa di un buio, lungo periodo a vicolo cieco d’ora in avanti potrebbe facilmente essere rovesciato da un’esplosione sociale che cambierebbe in maniera più decisa i rapporti di forza.

TPTG
Ta Paidia Tis Galarias
“I ragazzi della galleria”
Aprile 2012

Note:

(1) Le organizzazioni sindacali ombrello del settore privato e pubblico, rispettivamente.
(2) Ci sono stati vari tentativi di invasione del Parlamento dal 2010. Tutti sono stati bloccati dalle forze di polizia.
(3) A Volos per esempio, nella Grecia centrale, è scoppiata una rivolta in un carcere minorile.
(4) Secondo la polizia ci sono stati 79 arresti (56 greci e 26 stranieri) Ci sono stati anche 92 fermi (68 greci e 24 stranieri). Gli stranieri venivano da Albania, Algeria, Tunisia, Romania , Pakistan, Polonia, Mauritania, Afghanistan, Palestina e Iraq.
(5) Curiosamente, questa volta I membri del partito stalilnista KKE sono stati abbastanza prudenti da tenersi lontani da Piazza Syntagma, chiusi in isolati protetti in posti sicuri (come piazza Omonia o anche altrove), cantandosi addosso slogan, alieni a ciò che stava accadendogli attorno. Quelli del KKE fecero la propria manifestazione e quando, dopo ore di scontri, la polizia riuscì a spingere le masse di protestanti verso Omonia, lasciarono il posto.
(6) Per un’analisi delle tattiche “dvide et impera” della polizia, vedi le nostre due Lettere aperte, http://www.tapaidiatisgalarias.org/?page_id=105
(7) Sono stati svuotati pochi bancomat.
(8) Abbastanza indicativo sia della profondità della natura volatile della risposta proletaria sia dei riflessi annebbiati, in un periodo così critico, delle sue parti più organizzate (inclusi gli ambienti antiautoritari) è stato il risultato di una grande raduno di tutte le assemblee di quartiere (circa 42 nella sola Attica) la vigilia stessa della votazione del nuovo Memorandum: i delegati hanno deciso di rivedersi un mese e mezzo dopo (!) senza prendere alcuna iniziativa pratica per il giorno successivo, benché la maggior parte di loro fosse tra quelli che hanno partecipato alla rivolta generale del giorno dopo! D’altro canto, bisogna ricordare che il ruolo di gruppi organizzati anarchici/antiautoritari e anche di gruppi di tifosi di calcio è stato importante per la prosecuzione delle battaglie in strada.

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