MONTI IL GRECO:Considerazioni su salari, prezzi, tasse e debito

MONTI IL GRECO:
Considerazioni su salari, prezzi, tasse e debito
DATI ECONOMICI DOPO 6 MESI DI CURA MONTI:

  • Disoccupazione al 9,7%(da un 8,3% del 31/10/2012), ma “il tasso reale potrebbe risultare superiore poiché ai quasi 2,1 milioni di disoccupati si aggiungono 250.000 lavoratori in CIG” (ILO, agenzia ONU)
  • Disoccupazione giovanile record al 32,6%(da un 29,3%).
  • I disoccupati di lunga durata rappresentano il 51,1% del totale dei disoccupati. Inoltre, molti lavoratori escono completamente dal mercato del lavoro. Il numero dei  giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione ha raggiunto il livello allarmante di 1,5 milioni.
  • Il rincaro annuo del cd.“carrello della spesa”, cioè i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (dal cibo ai carburanti), è del 4,7%,  un valore, superiore al tasso d’inflazione (3,3%), che risulta il più alto dal settembre 2008. Il prezzo della benzina aumenta su base annua del 20,8%, (ISTAT)
  • Produzione industriale: a gennaio 2012 -2,6% su dicembre 2011  e a febbraio -0,7% rispetto a gennaio (ISTAT)
  • “Debito pubblico record,cresciuto da dicembre a gennaiodi 37,9 miliardi, raggiungendo i 1.935mld.”(Corriere della sera, 15/03/2012)
  • Intanto il famigerato spread oscilla da una settimana tra i 410 e i 390 punti (dato del 31 ottobre: 400).
     
    I DATI SUL DEBITO PUBBLICO GRECO
    Chiariscono lo stretto nesso tra le ricette europee, praticate attraverso i vassalli locali, e il precipitare della situazione (da Giacché- “Il Titanic Europa”, p.84):

  • 2010: debito pari al 144,9% del PIL
  • 2011: debito pari al 162% del PIL, con un aumento di 17 punti in un anno!
  • 2012: le previsioni oscillano tra un 172% e un 180% del PIL!!!
  •  MONTI CREA RECESSIONE E INFLAZIONE
    Monti,così pacato all’apparenza, è in realtà un pericoloso estremista delle politiche monetariste di “austerità”, come dimostrano anche le sue posizioni in Europa ( ricerca di un asse Berlino-Roma). Quindi,sta praticando e continuerà a praticare le politiche greche, con conseguente progressivo peggioramentodella situazione.
    Lo stato di cose creato, in Italia, dalle politiche dei governi liberisti di destra e di “sinistra”, con l’accompagnamento della “concertazione” sindacale, gli offre, in più, l’occasione per rispolverare una particolare forma di “tosatura” dei sudditi, che veniva citata nei vecchi testi di Scienza delle finanze: l’inflazione come tassa occulta.
    L’inflazione, infatti, entro certi limiti, può offrire vantaggi allo Stato indebitato. Se il tasso d’interesse che deve pagare sui suoi titoli è del 6% e l’inflazione è del 4%, il tasso reale che paga è del 2%. Altri vantaggi ha riguardo ai suoi debiti nei confronti dei contribuenti.

    La controindicazione consiste nella possibilità che esploda un conflitto tra salari e profitti per non pagare l’aumento dei prezzi, scaricandolo sul reddito antagonista. Ne potrebbe derivare una crescita incontrollata dell’inflazione.

    Questo rischio, in Italia, attualmente non sussiste a causa (…o per merito, direbbero i cultori del profitto) dellepolitiche sindacali concertative che hanno azzerato la possibilità di adeguamento dei salari ai prezzi (1992, abolizione della scala mobile e, 1993, cd. politica “dei” redditi).  La sintesi di questo disastro è contenuta nei dati 2008 della BRI (Banca dei regolamenti Internazionali): tra il 1980 e il 2008 i salari italiani hanno perso l’equivalente di 8 punti del PIL (pari a circa 120 mld.) a favore dei profitti. Questo travaso di reddito ha tolto, mediamente, a ciascun lavoratore 7.000 € l’anno.
    Il 22/01/2009, poi, i sindacati di regime (CISL, UIL, UGL) hanno firmato un accordo separato con Berlusconi e Confindustria, che peggiora ancora, rispetto al 1993,  il modello del CCNL. In particolare, esso esclude dal recupero salariale rispetto all’inflazione l’aumento dei prezzi dei prodotti energetici importati (benzina, gasolio, tariffe elettriche, metano ecc.).Quindi, ad esempio, l’aumento del 21% del prezzo della benzina non potrà mai essere recuperato dai salari.Ancora, Berlusconi-Tremonti nel 2010 hanno bloccato per quattro anni i salari dei dipendenti pubblici.
    Infine, Monti-Fornero hannocancellato l’adeguamento all’inflazione delle pensioni superiori a 1.100 € netti (nel 2013 il limite sarà abbassato a 800 €). Intanto,con l’attacco ai diritti di lavoratrici e lavoratori (sostanziale cancellazione dell’articolo 18, mantenimento delle 46 tipologie contrattuali, estensione dell’apprendistato, peggioramento della sicurezza sui posti di lavoro, enorme aumento dell’orario lavorativo conseguente al folle aumento dell’età pensionabile, riduzione degli ammortizzatori sociali) ne hanno indebolito ulteriormente la capacità contrattuale.
    Insomma, Monti può ricorrere all’inflazione usandola come una vera e propria tassa occulta su salari e pensioni, impossibilitati a reagire all’aumento dei prezzi. Quindi, ecco spiegato l’uso “spregiudicato” delle accise sui derivati del petrolio e dell’IVA.Insomma, può far cassa con le imposte sui consumi senza temere di perdere il controllo dell’inflazione.

    La natura classista di questa scelta politica è sottolineato dal fatto che l’aumento delle imposte sui consumi ha effetti fortemente regressivi, in quanto taglieggia proporzionalmente di più i redditi bassi. Un salario di 1.000 € viene totalmente speso in consumi e, quindi, l’IVA, ad esempio, incide su di esso per il 21% (il 23% tra pochi mesi), mentre un reddito di 10.000 € viene speso, poniamo, al 50% in consumi e, quindi, l’aliquota dell’IVA lo colpisce per il 10,5%, poi l’11,5%) [per di più, l’altro 50% viene risparmiato ed investito finanziariamente, ottenendo una rendita che, successivamente, sarà tassata al 20%, anziché al 23 o 27% come i salari medio-bassi!].
    Naturalmente, di queste cose non parla nessuno, come di molte altre nefandezze. Però, nonostante gli sforzi del regime, la fiducia degli italiani in Monti sta crollando. Secondo un sondaggio Swg  è scesa al 40% il 27 aprile, dal 71% di novembre.Per quello che vale, una buona notizia!

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    Genova, 02/05/2012                                                                                                     Sergio Casanova

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