Ad un mese dal massacro di Marikana la repressione continua

[in aggiornamento …]

Ad un mese dal massacro di Marikana, perpetrato in breve mondovisione dalla polizia sudafricana,  la feroce repressione continua senza interferenze. Durante questo mese è stata inscenata una conferenza di pace, a cui il sindacato che aveva indetto lo sciopero non ha partecipato (1) … e chissà quali altre operazioni di persuasione sono state condotte attorno e dentro l’agglomerato di baracche dei minatori e delle loro famiglie. Ebbene, ora anche l’esercito (1000 militari in supporto della polizia già in assetto da guerra) viene  scatenato contro i minatori – evidentemente la debolezza delle reazioni internazionali, anche quelle moderate ed insulsamente politically correct, ha dato i suoi frutti.

Vista la scarsissima attenzione concessa al macello compiuto a Marikana, vogliamo ricapitolare brevemente le notizie che eravamo riusciti a raccogliere sul momento.

Cominciamo con una brevissima selezione degli spezzoni video fatti circolare dai mass-media e con una asciutta ricostruzione dei fatti (consapevoli che in situazioni del genere, chi ha il controllo  militare, e gode della sostanziale buona disposizione dei mass-media, ha una grande influenza anche sulla presentazione  dei “fatti”).

La polizia sudafricana ha sgomberato a colpi di mitra le migliaia di minatori che occupavano da giorni l’area della più grande miniera di platino mondiale – sfruttata dalla multinazionale inglese Lonmin/Gold Fields.  Ufficialmente sono stati colpiti 102 minatori in sciopero, dei quali 34 uccisi e 78 feriti. Nella caccia all’uomo scatenata immediatamente dopo le sventagliate di mitra, sono stati arrestati 270 dei sopravissuti (poi accusati di “tentato omicidio”).

L’assoluta determinazione a completare lo sgombero in giornata era stata annunciata, con ostentata e minacciosa “riservatezza” sui metodi decisi, dalla responsabile locale della regione (2), durante una conferenza stampa internazionale.  Le sventagliate di mitra sulla folla (già sbandata dal bombardamento con i lacrimogeni)  sono state presentate come “inevitabili”, con una secca dichiarazione di una funzionaria di polizia: un “uso della massima forza disponibile” (armi da guerra dispiegate sul terreno) considerata “Inevitabile” perchè i minatori erano determinati a non sgomberare l’area ed erano armati di “bastoni, coltelli e machete, ma anche di una singola pistola” (sottratta ad un poliziotto durante gli scontri dei giorni precedenti che avevano già lasciato sul terreno 8 scioperanti e 2 poliziotti).

L’occupazione della miniera era avvenuta nel quadro del violento conflitto (con minacce, scontri fisici, feriti, ed anche alcuni morti) fra il sindacato NUM (3) e l’emergente sindacato AMCU (quest’ultimo, ultimamente, era prevalso nella normale competizione  con il sindacato legato al partito di governo).  L’AMCU  aveva appoggiato lo sciopero a gatto selvaggio e l’occupazione della miniera. Solo di fronte all’imponente schieramento di mezzi corazzati ed armi da guerra della polizia, il segretario dell’AMCU ha tentato (4) di far smobilitare, inutilmente,  gli scioperanti. Poco dopo la carneficina.

Alcuni giorni fa, un ulteriore tentativo del rappresentante del NUM di “dialogare” con i lavoratori in sciopero, era stato accolto da urla eloquenti: “Voetsek! Fokof!” (5) . Il sindacalista si era presentato a bordo di un veicolo corazzato della sicurezza privata della stessa azienda.

 

 

PS: Ieri è stata decretata la “fine dell sciopero”.

 

 

Note:

1) AMCU boycotts Lonmin peace accord talks

2) “Non voglio spiegarvi se loro non … allora … quel che vi ho detto è che oggi porremo fine a questa questione”

3) Sindacato federato al World Federation of Trade Unions e legato all’ African National Congress.

4) Amcu leader ‘wanted to die’

5) “Va Via! Vaffanculo! ”

 

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